Terremoto Centro Italia 2016: dieci anni dopo in Cammino nelle Terre Mutate
Una riflessione sul significato della ricostruzione post sisma dopo due tappe del Cammino nelle Terre Mutate
Il 24 agosto ricorre il primo decennale del terremoto in centro italia del 2016 e, quest’anno, ho avuto la possibilità di percorre due tappe del Cammino nelle Terre Mutate. Personalmente è stata un’occasione per poter ascoltare questi territori, poggiare gli occhi su una delle ricostruzioni post-disastro attive nel nostro paese e farmi travolgere dalle emozioni.
Questa è una Lettera nella crisi climatica “scritta con i piedi” lungo quei 36 km che sono riuscito a percorrere toccando Arquata, Pescara del Tronto, Accumoli e Amatrice. Sono consapevole del fatto che quelle che leggerai sono solo delle note al margine di una storia più grande ma non potevo sottrarmi dal raccontarle.
Le terre mutate dal Terremoto Centro Italia 2016
Raccontare la storia di questi dieci anni dal terremoto del centro italia del 2016 è difficile. Soprattutto se fai fatica a ricordare come erano questi territori prima del terremoto. All’epoca avevo 20 anni e ricordo l’eco delle scosse a Roma. Da noi cadde qualche libro, nulla di più. Solo la mattina seguente scoprimmo cosa stava accadendo a chilometri di distanza.
La memoria richiede tempo, lavoro ed emozioni. Ancora di più dove un trauma può lacerare territori, comunità, vite e futuri possibili. Oggi nei territori colpiti dal terremoto del centro italia del 2016 passa il Cammino nelle Terre Mutate, un cammino che ha origine dalla “Lunga marcia per L’Aquila” organizzata per la prima volta nel 2012 come segno di solidarietà e di protesta.
Prima di tutto occorre capire che la geografia del sisma 2016 è complessa. Per l’esattezza parliamo di una sequenza sismica che mutò il centro italia in diversi momenti tra il 2016 e il 2017 con epicentri tra i Monti Sibillini, l’alta Valle del Tronto, i Monti della Lga e i Monti dell’Alto Aterno.
Si ebbe una prima grande scossa il 24 agosto 2016, alle ore 3:36, tra i comuni di Accumoli, Arquata del Tronto e Amatrice. Due nuove potenti scosse sono avvenute il 26 ottobre 2016, tra i comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera, e il 30 ottobre 2016, tra Norcia e Preci. Un ultima sequenza si verificò il 18 gennaio 2017 con quattro scosse tra Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno. Non tanto lontano, poi, si consumava la tragedia del Rigopiano a causa di una valanga che non è mai stata collegata a queste scosse.
Complessivamente il sisma 2016-2017 ha portato via con se oltre 300 persone, provocando 41 mila sfollati e 388 feriti.
Il Cammino nelle terre mutate tra Arquata del Tronto e Amatrice
Il Cammino nelle terre mutate, in poco meno di 250 km e 14 tappe, attraversa un tratto di dorsale appenninica che collega le 4 regioni colpite dal sisma: Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo.
Dall’11 al 25 luglio 2026, a dieci anni dai terremoti del 2016 e del 2017, si è svolta un edizione molto particolare del Cammino nelle terre mutate, una carovana che col suo passo lento ha attraversato i territori colpiti dal sisma da Fabriano a l’Aquila. Un cammino fatto di persone, relazioni e storie che continuano a trasformarsi.
Il 19 e il 20 luglio mi sono unito al Cammino nelle terre mutate, proprio quando le tappe passavano nei comuni in cui il terremoto in centro italia del 2016 ha significato un lascito pesante. 239 persone ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 51 ad Arquata e Pescara del Tronto.
Chi ha attraversato a piedi queste tappe è stato semplicemente travolto. Travolto dalle bellezze del territorio, dalle storie delle persone, dallo stato della ricostruzione e dalle memorie che il Cammino nelle terre mutate cerca di curare e preservare. Mentre cammini, i luoghi stessi ti parlano, così come i cantieri ancora in corso a dieci anni dal sisma. Le guide e i referenti di tappa ripercorrono poi le storie di quella notte, le speranze, le paure e di come il sisma ha cambiato le vite di tutti. Da lì in poi attese che sembrano infinite.
Negli ultimi giorni il caldo si è fatto sentire in modo terribile, un registro che abbiamo imparato a conoscere in questa estate torrida. Le due tappe del cammino che collegano Arquata del Tronto ad Amatrice si svolgono tra i dislivelli al confine tra Marche e Lazio. Tra i passi affaticati, le salite, l’attenzione a non scivolare e qualche sorso di polase quella attenzione rimasta viene catturata sempre da qualcosa più grande di noi. Qualcosa che non riesci ad elaborare subito.
Durante il Cammino nelle terre mutatate ti rendi conto di come le casette prefabbricate si danno le spalle nel costituire le aree SAE (le Soluzioni Abitative in Emergenza). Anche questa è una geografia che traccia la complessità del post sisma: dieci anni hanno reso ciò che è nato per l’emergenza in una nuova distanza che rompe le possibilità di socialità. Casette spesso distanti dai punti di commercio, dalle aree food, dalle farmacie o dalla possibilità di una visita medica. Distanze che diventano ancora più profonde se sei una persona anziana, non hai una macchina o hai qualche condizione di vulnerabilità.
Quasi tutte le aree SAE sono dislocate rispetto al luogo di origine. Il borgo di Arquata e di Accumoli sono inaccessibili e si vedono da lontano con qualche struttura avvolta dai ponteggi. Il centro storico di Amatrice è stato completamente raso al suolo prima di iniziare la ricostruzione e le aree SAE sono più o meno sparso sul territorio, con alcune più lontane di altre. Poi c’è Pescara del Tronto.
Arrivati a Pescara del Tronto ti trovi davanti a uno scenario estraneante dove dalle rovine riesci a immaginare che li c’era una delle frazioni di Arquata. Quasi tutte le vittime di Arquata sono state qui perchè il terreno su cui sorgeva, un traversito giovane e i materiali di riporto, amplificarono le onde sismiche. Oggi Pescara del Tronto non c’è più e ricostruire li è considerato ancora troppo pericoloso. Sul suo futuro non si sa nulla, nel mentre i suoi abitati vivono da dieci anni nelle SAE a valle.
Nel Cammino nelle terre mutate, Pescara del Tronto è uno di quei momenti che mette a fuoco il significato della ricostruzione a dieci anni dal sisma. Il silenzio invade la testa, le emozioni che provi non hanno un nome. Mentre tutto questo accade dentro di te alle spalle della frazione c’è un parco giochi che oggi è un memoriale delle vittime. Mentre ricordi le vittime, le magliette con le loro facce e le loro foto sbiadiscono alle spalle di un paese che non c’è più. Dieci anni di attese, di ricostruzioni ancora lontane dalla fine e un unica grossa domanda: cosa ne sarà dopo che le infrastrutture saranno terminate?
Se le SAE sono inadeguate, troppo piccole, inadatte al territorio montano e poco rispondenti ai bisogni delle famiglie che in questi dieci anni sono cambiate, tra i problemi principali ci sono servizi sociosanitari ed educativi fragili e disomogenei. Con la salute mentale tra le aree più critiche. Il terremoto in centro italia del 2016 ha poi sgretolato le reti sociali con centri storici che sono dei cantieri e un senso di comunità ormai svuotato. Nel mezzo la vita di persone e, in particolare, giovani che hanno voglia di socialità ma restano isolate. Poi c’è chi non ci crede più, che ha smesso di aspettare una casa che non arriva.
Le narrazioni trionfalistiche nel racconto pubblico dicono che presto la ricostruzione sarà terminata. Però la verità è che del terremoto in centro italia del 2016 non se ne parla mai e che in molti pensando che la situazione sia già risolta. C’è un distacco enorme tra chi vive questi territori e la narrazione istituzionale. In questo spazio si inserisce un altra domanda, quella relativa al fatto se questi territori avranno un futuro o resteranno dei gusci vuoti.
Camminare come atto politico
Appunto, di questi territori e delle loro particolarità se ne parla poco. Dal 2016 i riflettori si sono progressivamente spenti. Per questo il Cammino nelle terre mutate di fatto rende visibile quella distanza tra narrazione pubblica e la vita dei territori, una distanza in cui vivono complessità, contraddizioni e speranze.
Con il Cammino nelle terre mutate il “camminare” diventa un atto politico perché il corpo che attraversa il luogo mette in circolo la memoria rendendola situata, costrigendoci ad ascoltare e partecipare alla vita del centro italia.
Il Cammino nelle terre mutate non è un semplice cammino o un trekking, è un atto concreto di partecipazione. A chi cammina viene chiesta attenzione verso questi luoghi, ascoltare chi li abita ed osservare ciò che è cambiato o aspetta di cambiare. Chi cammina diventa sentinella, testimone e megafono della storia di questi territori.
Per la Carovana nelle terre mutate del 2026 i camminatori e le camminatrici hanno potuto conoscere posti ricchi di storia, cultura e umanità, comprendere cosa è accaduto nei dieci anni dopo il sisma e incontrare comunità abitanti, associazioni e progettualità attive nel ricostruire il tessuto sociale di questi luoghi.
Camminare insieme per il futuro dei territori colpiti dal terremoto
Camminare insieme significa ridisegnare le mappe e i contorni di quello che è stato ed è tutt’oggi il terremoto in centro italia in un filo continuo tra il 2009 e il 2016. Le differenze e le similitudini dei crateri sismici e dei comuni dopo il disastro sono una traccia indelebile che possono orientare il futuro di questi stessi territori.
Raccontare il Cammino nelle terre mutate non è una cosa semplice perché le emozioni sono tante, tantissime. In solo 36km ho incontrato le storie di chi cammina, di chi vive in questi territori, di chi ci ha scelto di vivere dopo il terremoto e di chi quotidianamente immagina un futuro condiviso.
In molti non sanno come stanno questi territori, eppure in questi dieci anni che sembrano infiniti e immobili c’è vita. La vita di chi sta progettando il futuro di questi territori mettendo in connessione amministrazioni, associazioni, cittadini (del territorio e non) grazie a un cammino.
Un cammino da fare insieme, al fianco di un compagno o una compagna che magari non conosciamo. In ascolto dei passi , del respiro leggermente affannato e in solidarietà con chi marcia accanto a noi. Perchè camminare è sostenersi nei momenti di difficoltà e questo cammino proietta la solidarietà che abbiamo con chi è con noi anche ai territori che atteraversiamo.
Possiamo non conoscere i nostri nomi, da dove veniamo e possiano anche essere dei forestieri ma andiamo tutt e tutti nella stessa direzione. Un passo lento che si fa moltitudine, pronto ad aiutare e ad immaginare una via per chi viene dopo.
La Carovana nelle Terre Mutate del 2026 è stata promossa e organizzata dall’ODV Cammino nelle Terre Mutate, con il supporto di ActionAid Italia e in collaborazione con Movimento Tellurico, FederTrek, APE Roma e l’Università del Camminare. Insieme alle realtà territoriali incontrate lungo il percorso.
Come sempre ti aspetto nei commenti se hai domande, dubbi o curiosità su questa Lettera. Questa volta ho tentato di raccontarti una mia esperienza personale che puoi approfondire in diversi modi:
Cliccando qui puoi visitare il sito ufficiale del Cammino nelle terre mutate, sia per programmare il tuo cammino auotorganizzato sia per aggiornarti su possibili nuove iniziative
Cliccando qui puoi esplorare gli approfondimenti di ActionAid Italia che dal 2016 è attiva su questi territori
Se invece vuoi sostenere i produttori locali dei territori colpiti dal terremoto 2016 e le attività di ActionAid Italia come il Trasporto sociale o il sosegno alle e ai giovani, puoi cliccare qui fino al 27 luglio
Lettere nella crisi climatica nasce come un progetto collaborativo che ha come scopo quello di creare una community per tornare a parlarci di questi temi. Per partecipare ti chiedo di compilare questo questionario.









