Dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna, ma chi lo ha detto?
Una frase ripetuta come prova di “parità raggiunta” che racconta come continuiamo ad essere una società patriarcale
“Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” è una frase che sentiamo spesso dire da degli uomini per affermare che la società patriarcale è un pezzo da museo, eppure queste parole ci raccontano molto della narrazione della società nella crisi climatica.
Quotidianamente sentiamo di storie di violenza sulle donne, discriminazioni multiple o femminicidi ma, nonostante ci siano dei dati oggettivi, il linguaggio pubblico e l’atteggiamento culturale generale vorrebbero negare tutto ciò.
Le parole condizionano l’agire sociale e basterebbe domandarsi perché la frase “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” ci è stata tramandata con l’avverbio “dietro” invece che con “accanto” o “davanti”? Una diversa posizione di una sola parola cambia totalmente il senso della frase e delle tradizioni che porta con sè. Ed eccoci qui per parlarne e capire qualcosa in più dei tempi in cui viviamo.
Chi ha detto che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna?
“Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” è una frase che ha creato un’illusione di parità perchè viene erroneamente attribuita alla scrittirice Virginia Woolf senza però sufficienti prove.
L’attribuizione a Virginia Woolf, o spesso genericamente a una donna, sembrerebbe essere uno dei motivi principali per cui questa frase viene utilizzata così tanto dagli uomini. Anzi viene sbadierata come un vero e proprio omaggio al potere femminile, forse perchè sovrapposta alla militanza femminista della stessa Woolf.
Eppure la risposta più onesta è che non sappiamo con certezza ci abbia detto che “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”. D’altronde le frasi popolari circolano, cambiano lingua, si deformano.
Le ricerche sulle prime attestazioni in stampa collocano la frase (in inglese) almeno negli anni Quaranta: una delle citazioni più antiche rintracciate compare nel 1946 su un giornale texano. Questo rende l’attribuzione a Woolf, morta nel 1941, altamente improbabile.
Quindi: no, “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” non è “una frase di Virginia Woolf”. Ed è già un indizio interessante: attribuire una frase del genere a una grande intellettuale donna è un modo perfetto per farla suonare autorevole e innocua allo stesso tempo.
Ma cosa ha detto davvero Virginia Woolf sulle donne?
Virginia Woolf ha in realtà scritto molto sulla cancellazione del femminile dalla storia e dalla letteratura. Una frase di una sfumatura simile a “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” potrebbe essere confusa cone alcuni dei concetti che ha espresso nelle sue opere.
In “Una stanza tutta per sè” per sé ragiona su come la storia e la cultura abbiano cancellato le donne — anche letteralmente, perché molte opere non portano la loro firma. L’osservazione più famosa di Virginia Woolf è che spesso “Anonimo” potrebbe essere stata una donna.
Tra le immagini più potenti in “Una stanza tutta per sè”, Virginia Woolf definisce la donna come uno strumento ottico in grado di funzionare da specchio ingraditore della figura dell’uomo. Più la donna è costretta a “rimpicciolirsi” a causa degli uomini e più l’ego maschile può gonfiarsi e ingrandirsi.
Se lei critica, se dice “questo libro è brutto”, “questo quadro è difettoso”, la figura nello specchio si riduce: e per alcuni uomini quella riduzione è vissuta come perdita di potere.
Woolf non sta elogiando “le donne dietro gli uomini” ma sta denunciando il fatto che la grandezza maschile è stata costruita sulle spalle di molte donne attraverso il lavoro invisibilizzato e la logorante riduzione simbolica.
Il significato politico dietro le parole di Virginia Woolf è da ritovare nell’influenza delle aspettative sociali sulle donne. Quando una giovane donna emerge al di fuori della realtà e del pensiero patriarcale essa diventa consapevole dell’ingiustizia e della riduzione di potenziale femminile. Questa tensione sociale è rappresentata dal come le donne “venivano messe dietro” dagli uomini e come questa stessa tensione sia stata strutturale tra il 19° e il 20° secolo.
Le donne dietro le quinte della storia e della letteratura
La frase “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” funziona perché assomiglia a un pattern reale: per secoli, alle donne è stato più facile esistere “dietro” che “davanti” o “accanto”.
Proprio tra il 19° e il 20°, in epoca romatica e vittoriana, alle donne non venivano riconosciuti diritti e non potevano neanche scegliere liberamente con chi sposarsi. Lo stesso sistema patriarcale negava l’esistenza stessa di un intelletto femminile.
La totale esclusione sociale e culturale delle donne negava loro di poter pubblicare e firmare i romanzi che scrivevano, anche per paura che le opere risultassero un fallimento ancor prima della pubblicazione a causa dei pregiudizi.
Per questo si diffuse la scrittura sotto pseudonimo: Jane Austen pubblicò “Sense and Sensibility” firmandosi con “by a Lady”, Mary Shelley inizialmente si firmava col nome del marito Percy B. Shelley o usava l’anonimo mentre le tre sorelle Brontë Charlotte, Emily e Anne scelsero i nomi maschili di Currer, Ellis e Acton Bell.
Purtroppo non c’è da stupirsi, la figura maschile era l’unica legittimata a detenere le regole, i diritti e ad avere il potere di decidere dentro e fuori la casa. Mentre per le donne, se benestanti, l’unico luogo di espressione personale era nel focolare domestico e nell’accudimento della prole.
L’idea che il luogo ideale per una donna fosse la casa era un concetto cosi diffusamente accettato nella società che la stessa Regina Vittoria, pur regnando l’impero più esteso del mono, dedicò la sua vita ai nove figli e si ritirò a vita privata dopo la morte del marito.
Questi sono solo alcuni esempi di ciò che storicamente ha contribuito e legittimato l’occultamento della donna nella storia del mondo. Da un certo punto in poi si è rafforzata l’idea che al centro di tutto ci sia l’uomo e che questo sia l’unico autore della storia globale. Ponendo anche in questo caso la donna dietro le quinte.
Una frase di Mina per rivalutare la frase che“Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”
Recentemente abbiamo ascoltato dire la frase “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” da un giornalista nella sala stampa di Sanremo mentre intervistava le Bambole di Pezza che ha rafforzato l’affermazione dicendo che sua moglie comanda in casa.
Questo esempio è il simbolo di come queste frasi abbiamo una funzione di “confinamento retorico” con cui si legittima l’esistenza e il potere di una donna in uno specifico quanto ristretto spazio, ossia le mura domestiche. Una zona d’ombra in cui la donna non può disturbare il protagonismo maschile.
Talvolta la frase “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” viene fatta discendere dall’aforisma latino “Dotata animi mulier virum regit” che può essere tradotta come “una donna provvista di coraggio sostiene e consiglia il marito”. Ciò non toglie questa frase puzza di finto omaggio, come ha detto Mina su Vanity Fair nel 2004:
“Sto fatto che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna mi sembra una gran cretinata. È la solita storia che puzza di mancia, di gratifica natalizia, di carità, di ‘bel gesto’ nei confronti di noi donne, esseri inferiori. Io mi sono rotta leggermente le palle. E dietro una grande donna c’è sempre chi o che cosa? Solo se stessa, temo.”
Insomma il mito del “grande uomo” si nutre di una retorica della vetta e della sfida solitaria sulle spalle delle donne. Eppure, cosa se succede se cambiamo avverbio? Cosa succederebbe se iniziassimo a dire “Accanto a un grande uomo c’è sempre una grande donna”?
Se il successo di un individuo richiede che un altro si rimpicciolisca, allora quella non è grandezza: è un’allucinazione collettiva alimentata dal sacrificio altrui. Il futuro si gioca sul riconoscimento reciproco che non si basa sul fatto che uno è migliore dell’altro. Non si tratta del fatto che una donna si trova davanti o dietro le quinte ma che esse venga riconosciuta in quanto donna in modo tale che possa rispondere di sé e delle sue scelte come qualunque uomo fa.
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