Incendi di Los Angeles del 2025 tra disuguaglianze e fuoco
Gennaio 2025, degli incendi sconvolgono Los Angeles e la California del sud: ma quali sono state le conseguenze e le disuguaglianze di questo disastro?
Gli incendi di Los Angeles del 2025 erano su tutti gli schermi di quel 7 gennaio e ci hanno lasciato estraniati fino alla fine del mese. Mentre Los Angeles brucia muoiono tante persone e in quegli stessi giorni anche David Lynch, per colpa l’enfisema causato dall’abuso di fumo fin dalla giovane età.
Lynch avrebbe potuto benissimo essere il regista di questo incendio, non tanto per l’azzeccatissimo titolo “Fuoco cammina con me” parte dell’universo di Twin Peaks ma per la carrellata di immagini suggestive come il McDonald in fiamme a ricordarci quanto sia fragile la società nella crisi climatica.
A un anno da quegli avvenimenti mi sono però chiesto quali fossero le conseguenze degli incendi di Los Angeles del 2025 ed eccomi qui a raccontarteli per proseguire la nostra esplorazione.
Gli incendi di Los Angeles e della California del sud nel gennaio 2025
Gli incendi di Los Angeles e della California del sud divampati dal 7 al 31 gennaio 2025 fanno parte di una lunga storia di incendi che rappresentano, insieme ai terremoti per la collocazione sopra la faglia di Sant’Andrea, i principali rischi da disastro dello Stato. In questo caso parliamo di “incendi” perchè si è trattato di due roghi distinti che hanno dato vita all’equazione del disastro:
il Palisades Fire, che ha avuto inizio sulla catena montuosa costiera di Santa Monica a ovest della contea di Los Angeles e che si esteso fino a distruggere vaste aree di Pacific Palisades, Topanga e Malibu;
l’Eaton Fire, sviluppatosi nell’area dell’Eaton Canyon coinvolgendo le comunità ai piedi delle colline tra Altadena e Pasadena.
Si tratta di due incendi diversi per geografia e cause ma che sono stati uniti da delle condizioni per il delitto perfetto che hanno permesso alle fiamme di inghiottire velocemente alcuni dei quartieri storici di Los Angeles. Come dopo ogni disastro, soprattutto a distanza di tempo, dobbiamo però soffermarci sulle cause e vedere quali sono state le conseguenze sulla vita di chi abita questi territori.
Le cause degli incendi del gennaio 2025 e il contributo della crisi climatica
Determinare le cause degli incendi di Los Angeles del 2025 non è una questione semplice e, come in altri casi, si tratta di molteplici condizioni che si sono avverate interagendo tra loro in modo non lineare.
Se per il rogo di Eaton sono ancora in corso delle indagini che vedono come principale indiziato un guasto alle linee elettriche, per il rogo di Palisades abbiamo il nome e il cognome del responsabile di un incendio doloso: Jonathan Rinderknecht, un autista Uber di 29 anni.
Rinderknecht poco dopo la mezzanotte di Capodanno avrebbe acceso una fiamma libera vicino a un sentiero chiamato Skull Rock. Si tratta di un sentiero utilizzato per passeggiate panoramiche tra i canyon e le colline della zona e che Jonathan Rinderknecht conosceva molto bene.
Secondo le indagini coordinate dal Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (Atf), Rinderknecht avrebbe lasciato un cliente in una casa del quartiere per poi salire sulla catena di Santa Monica. Lì avrebbe fermato l’auto, girato alcuni video e ascoltato un brano rap con immagini di oggetti dati alle fiamme. Tra le prove raccolte dal Bureau figurano anche delle immagine generate con l’intelligenza artificiale in cui Rinderknecht rappresentava la città distrutta dal fuoco.
La notte del 1° gennaio 2025 questo piccolo rogo battezzato “Lachman” è stato velocemente domato dai vigili del fuoco, eppure secondo gli investigatori si sarebbe riacceso dalle ceneri nei giorni successivi con il contributo dei venti forti che lo hanno trasformato nell’incendio di Palisades. Occorre però confermare questo collegamento per poter effettivamente attribuire la responsabilità dell’incendio di Palisades a Jonathan Rinderknecht.
Le cause più frequenti degli incendi in California
La California ha uno dei territori più esposti al rischio incendio per quasi tutto l’anno, in particolare tra maggio e novembre. Analizzando i dati del Federal Emergency Management Agency (FEMA) si nota che l’area più a rischio è proprio la California del sud, con una probabilità maggiore di gravi incendi nelle contee di Riverside, San Diego, San Bernardino, Ventura e Los Angeles.
Il California Department of Forestry and Fire Protection (CAL FIRE), l’ente dello Stato della California che si occupa degli incendi, ha invece stilato tre classifiche che considerano le conseguenze degli incendi sotto il profilo dell’estensione, della distruttività e della mortalità. Questa fotografia ci permette di capire quali possono essere le ipotesi più concrete che hanno innescato l’’Eaton Fire.
I guasti alle linee elettriche rappresentano le cause principali degli incendi più distruttivi perché spesso innescano incendi in aree urbane ad alta densità abitativa provocando più vittime e strutture distrutte, come dimostrato da casi come gli incendi di Camp, Tubbs, Dixie e Thomas.
Nella classifica degli incendi più estesi la causa principale sono i fulmini che cadono spesso nelle aree più rurali. Ad esempio incendi come August, SCU Lightning, North Complex e altri del 2020 hanno mostrato come scariche multiple in condizioni di siccità estrema fungono da innesco. Gli incendi causati dai fulmini, anche se coinvolgono porzioni di territorio di gran lunga più grandi rispetto a quelli urbani, hanno però coinvolto relativamente meno vittime dato che si tratta di zone con minore densità abitativa.
Tra le principali cause rimangono presenti i comportamenti negligenti e l’intenzionalità degli incendi dolosi. Come dimostra anche il Palisades Fire durante gli incendi di Los Angeles del 2025, bastano un innesco per generare altissimi numeri di vittime e strutture danneggiate. Soprattutto nel caso degli incendi di Los Angeles del 2025, non dobbiamo però sottovalutare il contributo dei cambiamenti climatici e del modo in cui gestiamo i nostri territori durante la crisi climatica.
Il contributo dei cambiamenti climatici agli incendi di Los Angeles del 2025
Se in Febbre da Cavallo Mandrake avrebbe dovuto scommettere su Soldatino, King e D’Artagnan per vincere una “Tris”, nel caso dell’incendio di Los Angeles del 2025 una “tripletta” di condizioni fatali ha tagliato il traguardo producendo quella terribile quanto efficace equazione del disastro:
gli inverni eccezionalmente piovosi del 2023 e del 2024 hanno stimolato una crescita rigogliosa della vegetazione;
la siccità della seconda metà del 2024 ha seccato la vegetazione trasformandola in un enorme quantità di combustibile;
i venti Santa Ana che hanno toccato i 160 km/h alimentando i roghi e spingendo fumo e braci a distanza.
Se fossero stati dei cavalli li avrei chiamati “Flora, Paglia e Venticello” ma per capire cosa è successo ci viene in aiuto la National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti.
Prima di tutto dobbiamo ricordarci che i “disastri naturali” sono un’invenzione dell’uomo e che si dovrebbe parlare semplicemente di “disastro”. Questa precisazione ci aiuta a capire due cose importanti quando siamo di fronte a un disastro come quello degli incendi di Los Angeles del 2025:
la distruttività di qualsiasi evento è legata al territorio come ad esempio la densità della popolazione, la disposizione degli edifici o la qualità del costruito;
le conseguenze di un evento estremo non sono “naturali” ma il risultato delle scelte che facciamo e di come gestiamo i nostri territori.
Ad esempio, nel caso degli incendi di Los Angeles del 2025 a gran parte del disastro ha contribuito il posizionamento delle case e di altri beni vulnerabili al fuoco vicino a paesaggi dominati dalla vegetazione. A questo si sommano tre variabili che si sono sovrapposte in un momento fatale, altrimenti la situazione sarebbe stata molto diversa.
Dal punto di vista dei cambiamenti climatici le copiose piogge degli inverni precedenti e il lungo periodo di siccità che ha preceduto l’incendio di Los Angeles del 2025 hanno creato quello che gli scienziati chiamano “Fuel load” (carico di combustibile), ossia quando un territorio ha le condizioni adatte per innescare un incendio esplosivo causa all’estrema umidità seguita da caldo estremo e siccità record.
La California del sud ha un clima mediterraneo caratterizzato da estati calde e secche e inverni miti e umidi. Il rischio incendio in tutta la California del sud raggiunge il suo apice all’inizio dell’autunno quando la vegetazione viene seccata dal caldo estivo, rendendola più vulnerabile alle fiamme, e le precipitazioni non sono ancora iniziate. Contestualmente iniziano a soffiare i Santa Ana, dei venti che in quei giorni hanno toccato i 160 km/h.
Nel calcolo dell’equazione del disastro, i cambiamenti climatici hanno contribuito a una stagione tra le dieci più piovose mai registrare a cavallo tra il 2022 e 2023 e a un estate raramente piovosa nell’agosto 2023 dopo il passaggio dell’uragano Hilary. Anche l’inverno 2023-2024 ha registrato una piovosità oltre la media. A una sequenza di inverni più piovosi è poi seguita un’estate e un autunno 2024 che ha toccato livelli record per quanto riguarda il caldo.
Qui è subentrato quella che in meteorologia viene identificata come La Niña, un fenomeno che insieme a El Niño fa parte dell’oscillazione denominata ENSO (El Niño-Southern Oscillation) influenzando profondamente il sistema climatico terrestre. Con l’avvicinarsi di La Niña nel Pacifico tropicale verso le coste dell’America Latina, il clima nel sud degli Stati Uniti diventa più secco e caldo. Così con il trimestre particolarmente secco che ha preceduto gennaio 2025, gran parte dell’area intorno a Los Angeles si è popolata di vegetazione altamente infiammabile.
L’analisi di “attribuzione rapida” condotta dal team World Weather Attribution (WWA) ha ipotizzato che lo sviluppo di La Niña, in combinazione con il riscaldamento globale, ha reso le condizioni meteorologiche estreme che abbiamo visto in occasione degli incendi di Los Angeles del 2025 circa il 75% più probabili e 12% più intenso rispetto a quanto sarebbe stato in uno stato ENSO neutro in un clima preindustriale più freddo. Il WWA ha poi chiarito che questo risultato è in linea con quanto dimostrato in modo approfondito nel sesto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) per quanto riguarda la regione e che questo trend ha una confidenza molto alta per quanto riguarda l’attribuzione ai cambiamenti climatici.
Ma ora mi chiederai: dobbiamo quindi considerare gli incendi di Los Angeles del 2025 causati dai cambiamenti climatici? Come sempre la verità è nel mezzo, i cambiamenti climatici contribuiscono al disastro e non sono l’unico fattore che lo causano. Se da una parte la distruttività dell’incendio di Los Angeles del 2025 è stato facilitata dalla tris “vegetazione, stagione secca e venti di categoria 1”, dall’altra parte oltre al fattore che ha determinato materialmente l’innesco occorre ricordare le diverse scelte (fatte o non fatte) sulla gestione del territorio.
Come ha reagito la popolazione durante gli incendi di Los Angeles
La reazione della popolazione in occasione degli incendi di Los Angeles del 2025 è stata frammentata anche a causa del caos generatosi per il fallimento di milioni di notifiche di emergenza. In particolare i residenti di Altadena sono stati evacuati con oltre 5 ore di ritardo. Complessivamente si sitmano tra i 130 mila e i 200 mila residenti evacuati.
Durante l’evacuazione si sono bloccate diverse strade per il traffico come la Pacific Coast Highway (che collega Palisades e Malibu) e la Sunset Boulevard, la mitica strada che ha ispirato numerosi film di Hollywood. Queste stesse strade hanno però ospitato la devastazione degli incend e hanno costretto le persone ad abbandonare i veicoli e proseguire a piedi.
Gli incedi hanno seminato il terrore tra la popolazione, oltre che per il pericolo imminente, anche a causa dei continui blackout che hanno bloccato la porta elettrica del garage di molte persone impossibilitando la fuga in auto. Con il cielo che si scuriva e assumeva delle tinte rossastre, nel mentre i vigili del fuoco buttavano l’acqua dal cielo con gli elicotteri nel tentativo di domare l’incendio. In molti hanno raccontato l’atmosfera di un apocalisse.
Si sa Hollywood è la città dello spettacolo e come si dice? “Show Must Go On!”. Eppure anche il mondo dello spettacolo si è dovuto fermare e, ad esempio, le riprese della seconda stagione della Serie Tv di Fallout sono state sospese. Ovviamente uno show di questo genere ha le capacità di riprendere il passo e sappiamo che un anno più tardi le puntate sono uscite ma se l’industria dello spettacolo poteva permettersi di aspettare, cosa dire del destino delle persone con vulnerabilità?
A breve riprendo questo punto, prima devo dirti che la costante quando si parla di un disastro è che mancano questi microdati. Ad esempio per quanto riguarda i momenti iniziali dell’incendio di Los Angeles del 2025 non è facile recuperare un numero esatto delle persone anziane supportate. Sembrerebbe che circa 100 anziani residenti nelle strutture di assistenza di Altadena siano state evacuate durante la notte sui letti ospedalieri o sulle sedie a rotelle, aspettando in un parcheggio isolato prima di essere trasportate in un rifugio sicuro.
Come hanno reagito le istituzioni davanti agli incendi
La reazione delle istituzioni davanti agli incendi di Los Angeles del 2025 è stata abbastanza tempestiva nonostante la sindaca si trovasse in vista istituzionale in Ghana per assistere all’inediamento della presidenza di John Mahama. Sia la città di Los Angeles, attraverso la firma del City Council President Harris-Dawsonin sostituzione della sindaca, sia il Governatore della California Gavin Newsom il 7 gennaio emettono la dichiarazione di emergenza e richiedono l’assistenza federale.
Nei giorni successivi il Presidente in carica Joe Biden, a 10 giorni dall’insediamento di Donald Trump, approva la Major Disaster Declaration per la California con cui la Federal Emergency Management Agency (FEMA) del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti mette a disposizione il fondo per l’assistenza nella gestione degli incendi. Contestualmente Biden annuncia la copertura federale pari al 100% dei costi (solitamente al 75%) per la risposta al disastro per 180 giorni. In questi attimi delicati il tesoriere della città di Los Angeles (LA City Controller) Kenneth Mejia rileva il taglio di 17 milioni di dollari al bilancio desitano ai vigili del fuoco della contea. Nel frattempo lo stato della California stanzia 2,5 miliardi di dollari per le operazioni di emergenza a cui si aggiungsero oltre 3 miliardi di dollari in assistenza individuale da parte del Governo federale nei mesi successivi.
Quando ancora si lottava per domare l’incendio, Newsom e Bass hanno adottato una strategia di forte deregolamentazione per preparare la fase di ricostruzione e ripresa. In queste fasi vengono emessi una serie di ordini esecutivi d’emergenza che annullavano i requisiti ambientali del California Environmental Quality Act (CEQA) e snellivano drasticamente le procedure di permesso edilizio, riducendo i tempi di approvazione a un terzo rispetto ai cinque anni precedenti.
Sui social, Elon Musk e diversi repubblicani accusarono i democratici di aver prioritizzato Diversity & Inclusion a scapito della sicurezza, prendendo di mira Kristin Crowley, donna e LGBTQ+ a capo dei vigili del fuoco di Los Angeles. Le accuse ignoravano i dati: i tagli di budget erano decisi dal Consiglio comunale, non dal capo dipartimento; e il Fire Department di Los Angeles aveva mobilitato oltre 1.800 mezzi antincendio rispondendo a un’emergenza senza precedenti per scala e velocità. La polemica trasformò il disastro in guerra culturale, mentre le comunità più vulnerabili affrontavano conseguenze reali.
Con l’insediamento dell’amministrazione Trump a gennaio 2025 si accentua però la polarizzazione politica che non si è sopita nei mesi successivi, quando gli incendi erano ormai domati. A luglio 2025, nonostante avesse onorato l’impegno di Biden per la copertura integrale dei costi, il presidente Trump condizionò ulteriori finanziamenti federali all’adozione di leggi sull’identificazione degli elettori in California, attaccando pubblicamente Newsom definendolo “incompetente” e politicizzando apertamente la gestione del disastro.
Nel frattempo, a livello locale, le critiche si concentravano non solo sui tagli al bilancio dei vigili del fuoco, ma anche su lacune più profonde: nessuna delle misure d’emergenza adottate affrontava esplicitamente la crisi degli affittuari sfollati, né venivano stanziati fondi specifici per il settore non-profit. Detto molto velocemente: le risorse sono state mobilitate tempestivamente per rispondere all’emergenza e si è subito deregolamentato per accelerare la ricostruzione, eppure la risposta era strutturalmente cieca sulla situazione di persone con vulnerabiltà come dimostrato dall’assenza di fondi dedicati per affittuari e settore nonprofit nei primi mesi.
Quali sono le conseguenze degli incendi di Los Angeles e della California del sud nel gennaio 2025? La situazione un’anno dopo
Quando ho deciso di scriverti questa Lettera non è stato perchè ricorreva l’anniversario o per il legame emotivo che ho con le opere di David Lynch. In realtà durante il torpore dello scrolling infinito sui social mi è apparso un video di un enorme orso nero di 250kg cacciato via da uno scantinato con delle pistole da paintball. Certo, mi puoi chiedere cosa c’entra ma evidentemente lo hai già intuito. Comunque un anno dopo gli incendi di Los Angeles del 2025 ho avuto il bisogno di ricomporre i pezzi nascosti sotto le ceneri di quel disastro per capire quali conseguenze ha avuto. Magari può essere una scusa per imparare cosa accade con eventi che sconvolgono le società nella crisi climatica e che spesso abbiamo visto anche in Italia.
Le statistiche del CAL FIRE posizionano l’Eaton Fire e il Palisades Fire al secondo e al terzo posto degli incendi più distruttivi, superati solo dal Camp Fire del 2018 che distrusse oltre 18 mila strutture. Il rogo di Eaton da solo ha distrutto circa 9 mila strutture e provocato 19 vittime, mentre il Palisades Fire ha inghiottito con sè 6 mila strutture e 12 vittime. I due roghi, insieme, hanno bruciato 15 mila strutture e posto fine alla vita di 31 persone.
Numeri impressionanti ma davanti a queste cifre mi ricordo di una parola che i giapponesi usano per indicare chi è rimasto in vita dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki: Hibakusha. Letteralmente significa “persone colpite dall’esplosione” ed è utilizzato per rispettare le vittime distinguendola dall’accezione classica del “sopravvisuto”. Quando sento questa parola penso a come l’esperienza di un disastro vada ben oltre l’essere in vita e lasci le persone che hanno vissuto un evento traumatico a lottare con se stesse e con quello che resta dopo.
L’Ufficio delle Nazioni unite per la Riduzione del Rischio Disastri (UNDRR) ha analizzato come i costi reali degli incendi vadano ben oltre gli oggetti e le strutture, anzi sepsso questi rimangono invisibili nei bilanci ufficiali. Dal punto di vista economico gli incendi di Los Angeles sono stati l’evento singolo più “costoso” del 2025 e le stime parlano di perdite tra i 28 e i 53 miliardi di dollari. Alcune stime indipendenti hanno cercato di includere anche costi indiretti o a lungo termine e la somma salirebbe sui 135 e i 275 miliardi di dollari.
Ora anche questi numeri sono scivolosi. Questo storytelling ci porta a pensare che gli incendi si concentrano dove ci sono beni di alto valore, spesso anche assicurati. La verità è invece che le conseguenze del disastro sono maggiori e altrove rispetto a dove fissiamo il nostro sguardo. L’UNDRR ha evidenziato alcune categorie di costi invisibili che non rientrano nei file excel come:
costi comunitari che includono perdita di mezzi di sussistenza, lavori con basso salario , patrimoni naturali e culturali;
costi ecosistemici come ad esempio bacini idrografici boscosi o inquinanti rilasciati che avvelenano l’acqua potabile;
costi sanitari causati da problemi persitenti e l’insorgere di malattie;
costi di futuro in quanto la perdita di terreni agricoli, ecosistemi e posti di lavoro possono compromettere lo sviluppo della comunità.
L’impresa di consulenza McKinsey ha di recente pubblicato un’analisi sullo stato della ripresa di Los Angeles dopo gli incendi del 2025. In un anno è stata completata la più veloce rimozione dei detriti ma circa il 13% delle case ha ricevuto l’autorizzazione per la ricostruzione, che a gennaio 2026 non è ancora fisicamente iniziata. Tra i vari ostacoli per la ricostruzione c’è l’incertezza su permessi, assicurazioni e l’effettivo ripristino del quartiere con i suoi servizi.
A pesare però vi è la significativa differenza tra i risarcimenti assicurativi e i costi della ricostruzione. Spesso i proprietari si sono visti rifiutare le richieste di risarcimento e davanti a ritardi nei pagamenti o a pagamenti insufficienti, devono decidere se coprire la differenza di tasca propria o rinunciare. Senza contare che ci potrebbe essere chi non si può permettere economicamente di sostenere la ricostruzione o la situazione degli affittuari che hanno perso tutto con l’incendio ma che dipendono dalla decisione dei proprietari. Come documentato in precedenti casi come quello del Tubbs Fire, questi ostacoli per la ricostruzione rischiano di favorire dinamiche di gentrificazione dove solo i più abbienti possono permettersi gli alti costi richiesti.
Le disparità preesistenti tra le aree colpite rischiano di amplificarsi durante la ricostruzione. Altadena (colpita dall’Eaton Fire), con un reddito mediano di $143.000 e una popolazione per il 28% ispanica, parte svantaggiata rispetto a Pacific Palisades (Palisades Fire), con una popolazione con reddito $200.000, 80% bianchi, case medie da $1,96 milioni. Un anno dopo, nessuna delle politiche di recovery adottate ha affrontato esplicitamente questa disuguaglianza.”
Quello che ci tenevo a raccontarti in questa Lettera nella crisi climatica è che anche quando i dati sono disponibili, spesso questi si concentrano su aspetti più immediati che come società siamo abituati a “contare”. Ad oggi siamo ancora ciechi su quali sono invece coseguenze indirette e sul nostro futuro che ci permetterebbero una migliore comprensione del rischio da disastro.
Ad esempio la la School of Law “William Institute” dell’UCLA (University of California, Los Angeles) ha pubblicato il report “The impact of the 2025 Eaton Fire on LGBTQ+ communities” in cui si è provato a mappare le conseguenze dell’incendio di Los Angeles del 2025 sulla comunità LGBTQ+. Seppure i dati raccolti sono un campione relativamente piccolo (84 persone), lascia una spunto di riflessione su come le disuguaglianze preesistenti, in particolare in materia di alloggio, salute, reddito e inclusione sociale, abbiano influenzato l’effettiva ripresa e contribuito ad aggravare i danni subiti dalle persone LGBTQ+.
In particolare c’è un maggior rischio per quelle persone in stato di depressione o a rischio suicidio che hanno visto andare in fumo il proprio spazio sicuro o una infrastruttura comunitaria dove potevano avere supporto emotivo e servizi. Senza contare i problemi legati alla discriminazione sistemica, sopratutto per persone razzializzate LGBTQ+, vissuta durante le varie sfaccettature della fase di ripresa guidata dal FEMA.
Questo esempio ci ricorda anche il tema della salute mentale all’indomani degli incendi di Los Angeles del 2025. Esiste un campo di studi interdisciplinare che esamina come fattori geografici e ambientali possono modellare la salute mentale a livello individuale e comunitario. I disastri come gli incendi di Los Angeles possono portare le persone a vivere una situazione di maggiore precarietà in seguito allo sfollamento, al dolore che provano davanti a un ambiente mutato e al forte stress vissuto. In seguito al disastro può aumentare il rischio di depressione o di “Climate trauma”, l’innesco di una sequenza complessa di Disturbo Post-Traumatico da Stress, ansia, depressione e calo delle capacità cognitive.
Volevo poi condividerti un’altro dato che riguarda l’impatto degli incendi di Los Angeles del 2025 sul Terzo Settore statunitense (le no-profit). In un sondaggio condotto dal Center for Non-profit Management (CNM) all’interno del proprio network a quasi un mese di distanza dall’incendio, le 335 organizzazioni intervistate hanno dichiarato di essere state colpite dagli incendi (100 direttamente e 235 indirettamente). Si tratta di organizzazioni che forniscono servizi essenziali alla comunità come sostengo alle persone senza dimora, cura medica, supporto psicologico, assistenza abitativa o attività culturali.
Tra i risultati del sondaggio emerge che il 17% ha vissuto una significativa interruzione dei servizi, mentre un 33% valuta l’interruzione come moderata. Le stime sono molto simili al dato sull’impossibilità di funzionare (pari al 18%) o all’impossibilità di accedere ai propri uffici e spazi (31%). Il 90% delle organizzazioni ha dichiarato che il proprio staff stava vivendo difficoltà emotive, problemi di salute mentale e burnout. In 175 organizzazioni (61% del campione), lo staff ha inoltre perso l’alloggio o è stato sfollato. Il dilemma è che improvvisamente le persone che già necessitavano di assistenza prima dell’incendio si sono trovate in crisi e che contestualmente anche le organizzazioni e il loro staff erano in difficoltà. Ma “chi aiuta” chi aiuta?
Ti ricordi poi quell’orso nero che è stato cacciato da uno scantinato? Bene, si tratta di una casa ad Altadena che è stata colpita dagli incendi di Los Angeles del 2025. Secondo quanto riportato dai giornali l’orso viveva da più di un mese nella casa e il proprietario ironicamente ha commentato “È un fastidio e vive sotto casa mia senza pagare l’affitto”. Ora capisco la preoccupazione di avere un orso in casa ma focalizzandoci solo sul suo punto di vista perdiamo invece la prospettiva di tutte quelle specie che hanno la sfortuna di condividere il pianeta con noi. Fuori dal frame di un reel di instagram c’è in realtà la storia di diversi orsi che hanno cercato riparo nelle case evacuate dopo che l’incendio di Eaton ha devastato la foresta nazionale. Segno dell’impatto invisibile dei disastri in cui solo in pochi alla fine, umani e non, hanno il privilegio di avere una casa.
Queste Lettere sono uno spazio per esplorare insieme la crisi climatica e andare oltre all’incomunicabilità con cui viviamo queste sfide. Quindi certamente ti leggo e ho cura di ogni tua interazione: scrivimi, commenta, condividi o lascia un cuoricino (mi aiuta a capire se ti piace quello che scrivo).
Se hai trovato questa lettera interessante fammelo sapere nei commenti o suggeriscimi un altro disastro di cui vorresti conoscere le conseguenze al di là del dato economico. Ovviamente si ci sono dei punti poco chiari o se hai delle curiosità sono qui a tua disposizione. Ah, ricorda: se condividi questo posti aiuti la community a crescere!







