Super El Niño sta arrivando (ma non è un luchador)
Cinque cose da sapere su ciò che ci aspetta tra il 2026 e il 2027, ecco perché il vero incontro non è quello che ci stanno raccontando
Super El Niño sta arrivando ed è pronto a farci vedere i suoi effetti tra il 2026 e il 2027. Nelle ultime settimane se ne è parlato parecchio: il 2 giugno l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha stimato una probabilità dell’80% che Super El Niño si sviluppi tra giugno e agosto, e una probabilità vicina al 90% che duri almeno fino a novembre. A inizio luglio è poi arrivata la conferma: la WMO ha annunciato che le condizioni di El Niño sono emerse nel Pacifico equatoriale, con anomalie della temperatura del mare attese sopra i 2 °C.
Tra le varie cose che ho letto, l’errore più frequente in questa estate sempre più torrida è che diverse testate hanno attribuito le ondate di calore a Super El Niño. Semplicemente non è così: questo fenomeno atmosferico si sta appena formando e gli effetti reali si vedranno tra la fine del 2026 e il 2027. Queste ondate di calore sono figlie delle nostre emissioni e delle nostre scelte.
Però, mentre mi documentavo per scrivere questa lettera, mi sono imbattuto in una storia che ha catturato il mio interesse. Negli anni ’80, allo stadio Azteca di Città del Messico, combatteva un luchador mascherato di nome Super Niño. Non vinse mai un titolo, ma era sulla bocca di tutti. Forse siamo al centro di un ring, ad aspettare il KO di Super El Niño. Ma il dolore non arriva dalle sue mosse: arriva dal nostro immobilismo e da quanto siamo poco preparati a incassare i colpi. Spesso ci dimentichiamo chi c’è davvero sotto la maschera del luchador.
Cos’è il Super El Niño e in cosa si distingue dal classico El Niño?
Super El Niño in realtà non è una classificazione ufficiale, è un nome d’arte - un nombre de máscara - che racconta la necessità di trovare dei modi per descrivere il cambiamento, causato dalla crisi climatica, di fenomeni ben noti come El Niño. La stessa WMO precisa che il termine non fa parte del suo sistema di classificazione, perché Super El Niño ed El Niño sono lo stesso fenomeno: si distinguono per intensità e prevedibilità degli effetti. Il Guardian recentemente ha colto il punto: “Super El Niño” indica una versione più intensa di El Niño quando il riscaldamento della temperatura superficiale del mare supera i 2 °C rispetto alla norma.
1. La crisi climatica non ha causato Super El Niño, ma ne amplifica gli effetti
Super El Niño ha un rapporto complicato con il riscaldamento globale, perché i suoi effetti si innestano su di esso, su vulnerabilità e su crisi multiple. El Niño esiste già in natura e si lega al movimento degli alisei, i venti che spirano da est verso ovest lungo l’equatore. In condizioni normali gli alisei spingono l’acqua calda superficiale del Pacifico verso Asia e Australia; al largo del Perù, al loro posto, risale acqua fredda e profonda, ricca di nutrienti. Con El Niño gli alisei si indeboliscono e quella massa d’acqua calda torna a diffondersi verso est. Questi movimenti hanno l’effetto di aumentare le piogge o portare condizioni di siccità in diverse parti del mondo.
Sul nesso tra Super El Niño e crisi climatica la scienza è ancora prudente e non ci sono prove solide che la crisi climatica renda El Niño più frequente o più intenso in sé. Però è altrettanto vero che lo stesso El Niño, su un pianeta già più caldo, produce picchi di temperatura più alti e impatti peggiori non perché l’evento sia più forte, ma perché parte da condizioni più calde. Un po’ come accendere un forno in una casa senza condizionatore durante un’ondata di calore.
2. Eh no, Super El Niño non provoca effetti solo nel Pacifico
Gli effetti di Super El Niño non rimangono confinati solo nel Pacifico e viaggiano per il mondo attraverso teleconnessioni, coinvolgendo anche indirettamente altri continenti e regioni. Il problema è che maggiore sarà l’intensità di El Niño, maggiore sarà la sua imprevedibilità. Potrebbero infatti essere più precoci e più durature le anomalie termiche.
In caso di un Super El Niño senza precedenti, si prevedono condizioni più calde alla fine del 2026, destinate a intensificarsi nella primavera del 2027 in tutta la regione eurasiatica. L’Australia e il Sud-Est asiatico potrebbero affrontare periodi di siccità che si protrarranno per più stagioni, con un aggravamento proporzionale all’intensità dell’evento. L’Africa meridionale, l’America centrale, il nord del Sudamerica, il Sahel e l’India potrebbero trovarsi ad affrontare episodi di siccità significativi durante le rispettive stagioni delle piogge.
3. Gli effetti di Super El Niño non sono prevedibili, purtroppo
El Niño è uno degli eventi atmosferici più prevedibili di variabilità climatica. Eppure, quanto più è intenso, tanto meno sappiamo dire in anticipo dove e come colpirà. Sull’Europa la nostra capacità di previsione è al minimo.
A giugno 2026 il Joint Research Centre, il centro di ricerca della Commissione europea che ha il compito di elaborare conoscenze basate sui dati a sostegno delle politiche dell’UE, ha pubblicato il rapporto “From forecast to risk: an anticipatory analysis of the 2026-27 El Niño”, con cui ha tentato di prevedere i potenziali effetti di Super El Niño fino al 2027 sulla base di sistemi di previsione stagionale e dati socio-economici.
Il Joint Research Centre riesce a individuare, dal punto di vista climatico, i rischi di anomalie ed eventi estremi legati alle temperature e alle acque in America, Africa, Asia e Oceania al variare dell’intensità di El Niño, mentre per l’Europa gli effetti non sono lineari e ci sono possibilità di condizioni climatiche più calde in autunno, con un possibile aumento nella primavera del 2027.
Se però ci ricordiamo che la crisi climatica non è neutra, a destare ancora più preoccupazione dovrebbero essere i gravi impatti sistemici di questo Super El Niño. Parliamo di quei settori e sistemi naturali che, a causa di più fattori di rischio, possono diventare un canale di trasmissione degli impatti socio-economici, come ad esempio l’agricoltura e la variazione dei prezzi alimentari globali. Nella maggior parte dei casi, quindi, oltre a non sapere gli effetti di El Niño, abbiamo anche difficoltà a capire quali sono gli effetti di questi fenomeni su persone solitamente escluse o che non rientrano nelle statistiche ufficiali.
4. Smettiamo di dire che “sono cicli naturali e non possiamo farci niente”
C’è una retorica che ritorna puntuale come El Niño: quella dei “cicli naturali” su cui “tanto non si può fare nulla”. Tale retorica, tra l’altro simile a quella di La Russa che ci racconta che “ci abitueremo al clima caraibico”, vuole solo deresponsabilizzare chi sta causando tutto ciò: la politica.
Parlare di crisi climatica vuole dire riflettere sull’ecosistema interconnesso in cui viviamo e riconoscere che stiamo schiacciando l’acceleratore di questa macchina lanciata in una folle corsa verso un dirupo. Spesso però sotto la maschera del luchador ci siamo noi.
Riprendersi la responsabilità di quanto sta accadendo non vuol dire accusare qualcuno o far sentire in colpa altri. Semplicemente ci ricorda che l’arte della politica consiste nel pensare al futuro ripensando il presente, il modo in cui costruiamo le città, produciamo e scegliamo chi proteggere.
Davanti all’allerta per il 2026-27 le cose da fare sono due, insieme: tagliare in fretta le emissioni (mitigazione) e preparare il terreno perché i territori reggano l’urto (adattamento). “Abbiamo tutti i mezzi per farlo”, dice il climatologo Antonello Pasini. Manca la volontà, non gli strumenti.
5. Super El Niño ed El Niño torneranno e sarà sempre peggio
Di Super El Niño ne abbiamo già visti. Nel 1982-83 la sua violenza improvvisa colse di sorpresa la comunità scientifica. Nel 1997-98, uno dei più forti mai registrati, contribuì a fare del 1998 l’anno più caldo di allora. Nel 2015-16 un altro evento intenso alimentò carestie e crisi agricole in diverse aree di Africa e Asia. La domanda non è se torneranno, ma quanto saremo pronti dato che un Super El Niño ha impatti radicalmente diversi in un mondo a +1,5 °C rispetto a uno a +4 °C.
Gli impatti di Super El Niño si sono già fatti sentire in passato e la domanda non è se tornerà, ma quanto saremo pronti noi. Se ancora fatichiamo ad agire in prevenzione, è certo che a ogni episodio sarà sempre peggio. Poi dovremo vedere a che punto della storia saremo. L’intensità di fenomeni come Super El Niño è legata a un meccanismo di feedback positivo: più l’oceano si scalda nella parte orientale del Pacifico, più i venti si indeboliscono, amplificando ulteriormente il riscaldamento in un circolo vizioso. Quello che è certo è che un Super El Niño ha impatti ben diversi in un mondo a +1,5 °C rispetto a uno a +4 °C.
Ritornando al report del Joint Research Centre, questo ci mette in guardia sul rischio dell’esposizione della popolazione ai rischi climatici, con impatti più gravi all’aumentare dell’intensità di El Niño. Come sappiamo, però, la crisi climatica non colpisce tutte e tutti allo stesso modo: i territori che dovranno affrontare i colpi più duri, e in particolare le comunità in maggiore condizione di vulnerabilità, saranno l’Oceania, l’Africa subsahariana, l’Asia orientale e sud-orientale e l’America Latina.
Un fenomeno ancora sottostimato è invece quello delle migrazioni climatiche: anche il Joint Research Centre fa fatica a formulare previsioni accurate, poiché i dati storici indicano una sottostima sistematica degli sfollamenti causati, ad esempio, dalla siccità o dal rischio invisibile dell’immobilità delle popolazioni che hanno minori risorse.
Forse conviene spostarsi
Alla fine, forse, la cosa più importante da dire su Super El Niño è che non arriva davvero all’improvviso. El Niño è uno dei fenomeni climatici più osservati e prevedibili: non possiamo sapere con precisione chirurgica tutti i suoi effetti locali, ma sappiamo abbastanza per non poter dire, dopo, che non avevamo visto nulla.
Se le previsioni ci danno mesi di anticipo, quei mesi non sono un conto alla rovescia verso il disastro: sono spazio di azione. Servono per rafforzare i sistemi di allerta, proteggere le riserve idriche, sostenere l’agricoltura, preparare i servizi sanitari, anticipare le crisi alimentari, mettere in sicurezza le infrastrutture più esposte, preposizionare risorse umanitarie e raggiungere le persone che di solito vengono raggiunte per ultime.
La domanda, quindi, non è soltanto quanto sarà forte Super El Niño. Dobbiamo chiederci quanto siamo disposti a usare il tempo che abbiamo prima che i suoi effetti diventino crisi.
Super El Niño non è il luchador mascherato che arriva da fuori a metterci KO. È uno specchio. Ci mostra quanto il sistema climatico sia interconnesso, quanto siano fragili le nostre società e quanto poco tempo investiamo per trasformare le previsioni in prevenzione. Se sappiamo che il colpo sta arrivando e restiamo fermi al centro del ring, il problema non è più solo il colpo. È la scelta di non spostarci.
Lettere nella crisi climatica nasce come un progetto collaborativo che ha come scopo quello di creare una community per tornare a parlarci di questi temi. Per partecipare ti chiedo di compilare questo questionario, lo leggo e stanno arrivando delle proposte che mi stanno stimolando tantissimo. L’unico problema sono io ma “ehi, giuro che ci arrivo anche al passo della tartaruga”.
Come sempre ti aspetto nei commenti se hai domande, dubbi o contributi a questo tema o vuoi sapere di più su altri argomento.






Che poi tra l'altro, temperature maggiori facilitano anche lo sviluppo di batteri e virus potenzialmente dannosi per l'uomo.
Dunque è un po' un insieme di cose che dovrebbero preoccupare.
A me fa incazzare comunque come una bestia che 3/4 delle cause dell'inquinamento vengano gettate sul popolo comune che sembra non faccia mai abbastanza.
Che per carità: se il popolo è educato e attento al consumo si spera che le prossime generazioni siano sempre più attente e sensibili al tema al punto che le aziende siano portate a consumare di meno.
Ma tra petrolifere, gente che prende jet privati, Bandecchi che prende un cazzo di elicottero per arrivare a Orvieto...
Insomma, la rabbia sale, perché non capiscono che una loro singola azione in proporzione inquina più di me in 5 anni.
Riguardo a Super El Niño io ho sinceramente paura.
Io sono sicuro che abbiamo anche degli strumenti per contenere questo tipo di sprechi di risorse e spero anche piani di prevenzione per il futuro per fare sì che l'aumento delle temperature causi meno disagio ma quanti governi sono pronti a investire su tecnologie costose, che tra l'altro farebbero ammettere che anni e anni di sfruttamento petrolifero, allevamenti intensivi, filiere produttive di massa ecc hanno creato un problema?