Intelligenze Artificiali, Giovani e lavoro
Parliamo di come le intelligenze artificiali rubano il lavoro alle e ai giovani grazie al report “Bridging Skill Gaps for the Future”
Le Intelligenze Artificiali stanno cambiando il mondo del lavoro ed è da un pò di tempo che mi domando quali sono gli effetti sulle generazioni future. Di recente questa domanda è stata risollecitata da una “staff discussion note” del Fondo Monetario Internazionale, un documento esplorativo con delle analisi che vengono pubblicate per stimolare il dibattito, dal titolo “Bridging Skill Gaps for the Future: New Jobs Creation in the AI Age”.
Tra i vari aspetti sollevati da questa discussion note ce ne è una in particolare che mi ha colpito: “con le Intelligenze Artificiali le imprese assumono meno giovani”. In questa Lettera nella crisi climatica vorrei dirti qualcosina di questo report e prendere spunto dal Fondo Monetario Internazionale per aprire un dibattito. Se ne hai piacere, ti aspetto nei commenti.
Cosa dice il Fondo Monetario Internazionale: la discussion note “Bridging Skill Gaps for the Future”
La discussion note “Bridging Skill Gaps for the Future: New Jobs Creation in the AI Age” poggia sulla consapevolezza che i lavori non evolvono solamente perchè i lavoratori e le lavoratrici si spostano da un’occupazione all’altra ma anche perchè le competenze richiesta da una singola occupazione cambiano nel tempo.
Il Fondo Monetario Internazionale con “Bridging Skill Gaps for the Future: New Jobs Creation in the AI Age” ci ricorda quindi che il mercato del lavoro è dinamico con settori occupazionali che si espandono rapidamente mentre altri declinano, alcuni fino a sparire. Non è l’affermazione più illuminante del secolo però ci ricorda come nella storia dell’umanità i lavori e i modi di lavorare siano cambiati anche con l’introduzione di nuove tecnologie.
Analizzando i dati sulle offerte di lavoro, il documento “Bridging Skill Gaps for the Future: New Jobs Creation in the AI Age” ha rilevato come sono cambiate le competenze richieste, molte di queste fino a 10 anni fa erano impensabili. Da questo studio esplorativo emerge che l’aumento di offerte di lavoro in Gran Bretagna e Stati Uniti si sta concentrando sul settore sanitario (riflettendo le preferenze della società e il crescente invecchiamento della popolazione), l’ingegneria, i servizi legali e l’analisi di dati. Al contrario viene osservata una contrazione delle offerte di lavoro legate a professioni non qualificate e/o che richiedono un lavoro ripetitivo, ossia quelli che possono essere automatizzati.
Questo aspetto lo reputo interessante perchè la società nella crisi climatica sta segretamente coltivando il desiderio della piena automazione grazie alla possibilità delle Intelligenze Artificiali di diventare le nostre protesi, degli esseri cibernetici complementari all’umano mentre questo perde la propria umanità. Insomma, le Intelligenze Artificiali ci promettono di aumentare le nostre capacità e di liberare il nostro tempo.
Eppure il paradosso delle Intelligenze Artificiali sta nel binomio tra tecnica e società. Se la digitalizzazione classica aveva creato nuovi posti di lavoro, con le intelligenze artificiali potremmo trovarci davanti a una dinamica opposta. Ti faccio un esempio: 20 anni fa non potevamo immaginare la professione dell’influencer, oggi esistono gli AI influencer generati con le Intelligenze Artificiali.
Per come funzionano questi strumenti, dobbiamo poi ricordare che gli esseri umani hanno già di loro un rapporto un pò strambo cone le autorità e già l’atteggiamento davanti a un esperto nella maggior parte dei casi è quello di “delegare” la risoluzione di un problema. Il fatto che sia giusto o sbagliato va ovviamente contestualizzato ma questo aspetto interessa anche il nostro rapporto con il “non-umano”. La fiducia cieca nelle macchine, a cui diamo sempre un’aurea di infallibilità anche se imprechiamo la maggior parte delle volte contro i computer che smettono di funzionare, può portare a una “dipendenza acritica” che gradualmente erode la nostra capacità di giudizio. Tuttavia il problema non sono le Intelligenze Artificiali, siamo noi. Questi strumenti diventano un serio problema se smettiamo di prenderci le responsabilità su tutto quello che genera e su come sta plasmando il mondo presente.
Le Intelligenze Artificiali “rubano” il lavoro alle e ai giovani
La discussion note “Bridging Skill Gaps for the Future” restituisce un altro segnale interessante mettendo a confronto alcune economie “sviluppate” ed “emergenti”: le Intelligenze Artificiali” stanno riducendo le opportunità di impiego riservate ai giovani istruiti come primo impiego.
In altre parole, le Intelligenze Artificiali rubano il lavoro alle e ai giovani.
Una frase del genere forse avrebbe messo in allerta qualcuno, mentre altri si sarebbero messi a progettare un blocco navale su ChatGPT. Levato ciò, la discussion note del Fondo Monetario Internazionale rileva che l’occupazione non cresce dove c’è più richiesta di competenze legate alle Intelligenze Artificiali, anzi diminuiscono proprio quelle professioni di supporto che di solito rivestono i neolaureati e le neolaureate come l’analisi dati di base, la stesura di rapporti o il supporto ai clienti.
La rivoluzione “Chat GPT”, tanto per citare il sistema basato su Intelligenza Artificiale più famoso, in realtà ha abbassato di molto alcune barriere tecnologiche per le persone con più anzianità. Con le interfacce discorsive, la visualizzazione che ti da l’illusione di chattare e anche la possibilità di parlare con il microfono, l’Intelligenza Artificiale Generativa ha permesso a molti di fare cose che non sapevano fare o per cui avrebbero avuto bisogno di un supporto. Basta aprire il microfono per chiedere l’analisi dati di un documento excel!
Un trend del genere mi spaventerebbe parecchio se si dovesse avverare in Italia. Personalmente ho prima di avere un lavoro con un certo livello di professionalità sono passato da stage in stage, servizio civile, servizi offerti gratuitamente, tonnellate di corsi di formazione o lavoretti sottopagati. Come me in molti hanno fatto questo percorso ma se i nuovi stagisti diventano le Intelligenze artificiali forse dovremmo preoccuparci.
Siamo cresciuti con l’idea che il mondo tecnologico sarebbe stato nelle nostre mani, che saremmo stati necessari per dare il nostro contributo nella transizione digitale. Questo momento però non è mai arrivato e, anzi, il divario tra vecchie e nuove generazioni sembra essere destinato ad aumentare.
Su questo punto la discussion note “Bridging Skill Gaps for the Future” attraverso l’analisi delle offerte di lavoro negli Stati Uniti e nel Regno Unito ha scoperto che i professionisti già altamente qualificati, quindi già con stipendi più alti, acquisendo competenze sulle Intelligenze Artificiali hanno la possibilità di migliorare i propri guadagni. Orientametivamente si parla di un offerta salariale più alta del 3,5% tra ruoli simili comparati tra richiesta o meno competenza sulle Intelligenze Artificiali. Quindi chi è qualificato può guadagnare di più in termini di stipedio e di produttività, mentre le e i giovani vedono sempre meno opportunità di essere coinvolti in quelle prime esperienze per entrare nel mercato del lavoro.
Qui Il fattore umano dietro le intelligenze artificali è il vero “giocatore” nella decisione sulla società del futuro che vogliamo e che si avvicina sempre più rapida. Se l’umano insegue le logiche del profitto e della produttività, allora le Intelligenze Artificiali estrarranno l’umanità stessa dalla società per poi sostituirlo. Si presenta quindi un vecchio problema: una società priva di redistribuzione (non solo economica) approfondisce le disuguaglianze e i divari generazionali.
Immaginiamo uno scenario in cui le imprese scelgono di assumere meno stagisti per sostituirli con le Intelligenze artificiali. Le imprese potrebbero migliorare la produttività di lavoratori già competenti e dimuire il carico lavorativi legati, auspicabilmente, alla formazione di una nuova persona. Questa visione è però limitata perchè quando ti approcci ad un lavoro non impari solo a farlo meccanicamente o ad usare uno strumento. Quando impariamo un lavoro esiste tutta una componente immateriale come i modi di fare, ascoltare o leggere la situazione, i comportamenti da tenere o la sensibilità più opportuna per quello che stai facendo. Il lavoro, inoltre, non è un gruppo monolitico di “task” ma un insieme di capacità cognitive, relazionali, fisiche, decisionali o immaginative nel fare quello che dobbiamo fare. Senza contare che spesso alcune attività richiedono capacità di giudizio morale o etico.
Seguendo la logica della produttività, le generazioni rischierebbero di smettere di parlarsi rompendo un meccanismo intergenerazionale. In famiglia si parla sempre di meno, nei luoghi di lavoro ci sono sempre meno giovani e i luoghi della socialità sono sempre più targettizzati secondo l’ultimo trend. Ad uscirne sconfitte sarebbero sia le società, sia le imprese perchè smetterebbero di capire chi verrà dopo. Il rischio è quello di avere delle generazioni subalterne che sono private non solo del potere scegliere il proprio futuro ma anche di poter essere ascoltate.
Comuque il Fondo Monetario Internazionale con la discussion note “Bridging Skill Gaps for the Future” ha proposto due indici per misurare il disequilibrio (Skill Imbalance Index) e la reattività (Skill Readiness Index) per aiutare i governi a stabilire le proprie priorità.
Lo Skill Imbalance Index del Fondo Monetario Internazionale
Lo Skill Imbalance Index misura il disequilibrio tra richiesta di nuove competenze da parte delle imprese e l’offerta di lavori che richiedono competenze sulle Intelligenze Artificiali. L’indice confronta quindi la domanda (struttura occupazionale × prevalenza competenze) e offerta (laureati per campo × capacità di fornire competenze). Le priorità politiche variano poi tra i Paesi per domanda e offerta di nuove competenze:
chi ha tanta domanda di competenze ma pochi lavoratori qualificati deve riformare i percorsi di istruzione con competenze digitali e sulle Intelligenze Artificiali in tutti i corsi di laurea (Alta domanda, bassa offerta = priorità su formazione, STEM, mobilità lavoratori);
chi ha tanti lavoratori qualificati ma poche imprese innovative deve aiutare queste a crescere facilitando l’accesso al credito e incentivano gli investimenti in tecnologia per assorbire i clienti (Alta offerta, bassa domanda = priorità nello stimolare innovazione nelle imprese, accesso al credito, assorbimento talenti).
Lo scenario quindi cambia da regione in regione, ognuna con le sue velocità. Ad esempio i motori del cambiamento sono gli Stati uniti, il Regno unito e la Germania in quanto sono state le prime a richiedere competenze sulle Intelligenze Artificiali. A seguire abbiamo Paesi più lenti, che richiedono nuove competenze con 8 o 9 mesi di ritardo come il Brasile e il Sudafrica. Le differenze si notato anche nei singoli Paesi, ad esempio negli Stati uniti la richiesta di competenze basate sulle Intelligenze Artificiali partono da Hub come la California per poi diffondersi nel resto del Paese. La velocità di questo cambiamento sembra essere veicolato da due fattori principali: il livello di istruzione della popolazione locale e la flessibilità del mercato del lavoro.
Lo Skill readiness Index del Fondo Monetario Internazionale
Lo Skill readiness Index misura quanto un Paese è pronto a formare competenze basate sulle Intelligenze Artificiali per il futuro. Questo indice riflette la presenza di forti investimenti nell’istruzione, nell’apprendimento continuo e nella formazione degli adulti su questa tipologia di competenze. L’indice combina: percentuale laureati in STEM e IT, Frequenza retraining adulti, Punteggi literacy e numeracy.
Irlanda, Finlandia e Danimarca sono in cima alla classifica, con un’alta percentuale di laureati in settori legati sia alle nuove competenze che non, con ottimi risultati nell’alfabetizzazione e nella matematica degli adulti e solidi sistemi di riqualificazione professionale. Si tratta anche di paesi in cui la domanda di nuove competenze è relativamente debole rispetto all’offerta e, pertanto, le priorità politiche dovrebbero concentrarsi sull’assorbimento delle competenze.
Al contrario, paesi come il Cile, l’Italia e l’Ungheria si collocano nella parte bassa della classifica, riflettendo una specializzazione sulle nuove competenze più debole, minori opportunità di riqualificazione e livelli di competenza degli adulti più bassi. Nei paesi in cui la domanda di nuove competenze è forte rispetto all’offerta, come la Svezia, la Lettonia e l’Austria, è di fondamentale importanza promuovere la preparazione delle competenze.
Questi due indici insieme completano l’indice di perparazione all’Intelligenza Artificiale del Fondo Monetario Internazionale. L’indice di preparazione all’Intelligenza Artificiale si concentra esclusivamente sull’IA e copre quattro aree di preparazione, tra cui non solo il capitale umano e le politiche del mercato del lavoro, ma anche le infrastrutture digitali, l’innovazione e l’integrazione economica, nonché la regolamentazione e l’etica.
Intelligenze Artificiali, benefici per chi?
Quanto ci stiamo dicendo conferma molte delle paure che si hanno di fronte alle innovazioni tecnologiche: i benefici delle Intelligenze Artificiali si concentrano su chi ha già potere economico e competenze avanzate. Professionisti qualificati vedono salari più alti, grandi aziende aumentano produttività e margini di profitto mentre i e le Giovsni vedono ridursi le opportunità di ingresso nel mercato del lavoro, i lavoratori subiscono pressioni da automazione senza alternative concrete e le piccole imprese faticano a competere con chi può permettersi investimenti massicci sulle Intelligenze Artificiali.
Le Intelligenze Artificiali ci invitano sempre a riflettere su chi sia veramente a guadagnare dalla rivoluzione tecnologica. Se abbiamo già visto come è la situazione per l’assunzione di neolaureati, in questo contesto il report “Bridging Skill Gaps for the Future: New Jobs Creation in the AI Age” racconta una pratica sempre più comune tra le imprese per assicurarsi la competitività sotto il profilo dell’innovazioe. Si tratta della pratica dell’”Acquire-hire” con cui non si acquisiscono talenti ma intere start-up per assorbire in blocco il team e il suo modo di lavorare. Ciò è peculiare perchè ad interessare, almeno in via principale, non è il prodotto ma le persone che costituiscono quella start-up. Il rischio del “pesce più grande che mangia il pesce piccolo” è che in questo modo si riduce la concorrenza del mercato del lavoro e si concentrano i talenti in pochi gruppi. Questa dinamica rischia però di far sciviolare i sistemi ancor più nelle mani di un oligopolio che causerebbe meno offerte di lavoro e la difficoltà a trattare per il lavoratore o la lavoratrice.
Ed è così che il desiderio di automazione svanisce in un’illusione, viene liberato il futuro dei soliti “pochi” mentre i divari e le disuguaglianze rischiano di aumentare se non facciamo qualcosa. A questo si aggiuge uno dei paradossi delle Intelligenze Artificiali per cui questa potrebbe effettivamente diventare più “intelligente” dell’essere umano come desidera Sam Altman (uno degli architetti delle IA) al netto di una società che si impoverisce nel suo complesso. Da una parte aumentano le competenze tecnologiche per utilizzare i sistemi basati sulle intellegenze artificiali, dall’altra però si eliminano tutti quei passaggi intermedi che vengono sostituiti da un prompt. Non capiamo come realmente fa quello che fa: è il dominio del risultato e dei pensieri veloci a discapito del processo e dei pensieri lenti.
Le Generazioni alla prova delle Intelligenze Artificiali
“Bridging Skill Gaps for the Future” documenta la tendenza preoccupante nelle economie avanzate per cui la domanda di competenze legate alle Intelligenze Artificiali non sta creando nuovi posti di lavoro e sta riducendo le opportunità entry-level per i giovani laureati. La discussion note parla di una “associazione forte” a come le Intelligenze Artificiali stanno modificando la struttura del mercato del lavoro ma non si tratta di una identificazione causale definitiva. Nonostante ciò ho voluto scriverti questa lettera per riflettere su quello che sta accadendo ogni giorno.
La retorica delle “Generazioni IA Native” non basterà a correggere il tiro su quanto sta accadendo e rischia di essere l’ennesimo scarico di responsabilità sulle nostre scelte. Dire che “si adatteranno” meglio di noi perchè ci sono nati non può essere la scusa per evitare di investire in formazione strutturata, protezione sociale o sistemi alternativi.
Lo abbiamo già scritto varie volte ma qui il problema non sono le Intelligenze Artificiali ma siamo noi come società nella crisi climatica e il valore che diamo al ruolo delle e dei giovani. I “Late Millenial” nati come me nell’ultimo decennio del secolo scorso hanno avuto ancora la possibilità di sentirsi a cavallo tra l’analogico e il digitale, qualsiasi cosa voglia dire, ma abbiamo vissuto le stesse frustrazioni nello svolgere compiti ripetitivi e spesso ritenuti inutili dallo stesso datore di lavoro. Eppure avremmo potuto contribuire anche solo con punti di vista divergenti o rappresentando un mondo diverso da “quello degli adulti” come qualcuno avrebbe piacere di dire.
La sfida è quella di attivare un immaginazione intergenerazionale per ridisegnare il ruolo delle e dei giovani nella nostra società perchè già da ora pagano i costi di una transizione digitale che premia solo le imprese che ne traggono profitto. Il problema è che se l’ingresso nel mercato del lavoro qualificato si restringe, un’intera generazione rischia percorsi precari e sotto-qualificati, con impatti su redditi, pensioni, capacità di formare famiglie.
Infine, se le e i giovani possono essere sostituiti da una Intelligenza Artificiale, vuol dire che stiamo estraendo parte dell’umanità dalla società e, via via che scorre il tempo, stiamo costruendo una società basata sull’Intelligenza Artificiale finchè questa funziona. Ma a che costo?
Se hai trovato questa lettera interessante fammelo sapere nei commenti e continuiamo la conversazione. Ovviamente si ci sono dei punti poco chiari o se hai delle curiosità sono qui a tua disposizione. Ah, ricorda: se condividi questo posti aiuti la community a crescere!




