Life Is Strange e l’insostenibile leggerezza delle scelte
Il primo capitolo della serie ci racconta l'importanza delle scelte e di come ci rendono umani, una lezione per la società nella crisi climatica
Life Is Strange non è stato solo un videogioco ma la pura dimostrazione di come lo storytelling possa raccontare la società in cui viviamo.
Era il 2015 quando Don’t Nod pubblicò a episodi un thriller che per certi versi si lasciava ispirare da David Lynch e che per altri durante il gameplay ci portava a riflettere sulla società, sulla nostra crescita personale durante il gioco e sul peso che ogni scelta può avere.
Con Life Is Strange Don’t Nod ha regalato un videogioco importante per molte persone che vivevano quegli stessi problemi durante gli anni delle superiori. Lo chiamerei quasi “un videogioco di formazione” a cavallo tra Late Millenials e Gen Z, un esperimento che non ha nulla a che vedere col sequel diretto “Life Is Strange: Double Exposure” di Deck Nine Games.
In questi giorni è uscito anche “Life Is Strange: Reunion”, che prosegue ancora la storia di Chloe e Max, ma in questa Lettera nella crisi climatica volevo tornare indietro nel tempo per raccontarti il significato di un’opera che è riuscita, mettendo al centro il tema della scelta, a parlare di femminicidi, violenza di genere, bullismo e suicidio come poche altre.
Life Is Strange, il primo (e amato) capitolo della serie
Magari non ci hai mai giocato, oppure non ti ricordi molto la trama, per questo ti faccio un piccolo recap del primo Life Is Strange. In questa lettera potrebbero esserci degli spoiler ma qua e là devo richiamare degli episodi che mi permettono di provare a fare un pò di pop filosofia, un termine altisonante per dire che cerco di “raccontare” attraverso la cultura pop.
La trama di Life Is Strange in breve
La storia del primo videogioco della serie Life Is Strange si sviluppa in 5 episiodi (o atti) e dà avvio a quella che oggi potremmo definire come la saga di Maxine Caulfield (per tutte e tutti noi Max) e l’amica d’infanzia Chloe Price.
Max Caulfield, nata nel 1995, nella narrazione degli eventi del primo capitolo di Life Is Strange è una studentessa di 18 anni con una grande passione per la fotografia che frequenta l’Accademia Blackwell nella cittadina immaginaria di Arcadia Bay, nell’Oregon.
Durante la lezione di fotografia del professore Jefferson, Max ha una visione di un faro distrutto dalla tempesta e, una volta tornata in sé, si reca in bagno. Qui Max fotografa di nascosto una farfalla blu ma improvvisamente entrano il suo compagno di classe Nathan Prescott e Chloe Price. I due hanno uno scontro e Nathan spara a Chloe ma Max scopre l’abilità di riavvolgere il tempo riuscendo a salvare l’amica.
La storia di Life Is Strange è una storia di metamorfosi e di rinascita. Arcadia Bay ha infatti numerosi segreti che solo Max e Chloe hanno in coraggio di affrontare. Inoltre Max, alla fine della propria adolescenza, si trova a fare i conti con i cambiamenti innescati dal nuovo potere appena scoperto.
La storia del primo capitolo di Life Is Strange parla anche dei numerosi cambiamenti che le protagoniste Max e Chloe hanno dovuto affrontare e di come cercano di recuperare il proprio rapporto. Le due infatti si erano separate a causa del trasferimento di Max a Seattle e si erano perse di vista. Nel mentre Chloe era diventata molto unita a Rachel Amber (lo sappiamo grazie agli eventi del prequel “Life Is Strange: Before the storm”), la ragazza scomparsa che stanno cercando tutti e su cui si concentrano le indagini delle due ragazze.
Le due amiche quindi si ritrovano e dopo un confronto con David Madsen, il patrigno di Chloe che si è sposato con la madre in seguito alla morte del marito causata da un incidente stradale, si dirigono verso il faro dove Max ha una visione più nitida: un uragano colpirà Arcadia Bay entro quattro giorni. All’improvviso inizia una strana nevicata fuori stagione.
Da qui prendono piede gli eventi di Life Is Strange che ci raccontano Arcadia Bay, i suoi segreti e le dinamiche scolastiche della Blackwell Academy. Tra queste dobbiamo ricordare la compagna di classe Kate Marsh, ragazza vittima di bullismo a causa di un video trapelato senza il suo consenso e condiviso tra le persone della Blackwell Academy nel quale bacia diversi studenti a una festa.
La teoria del caos e l’effetto farfalla, il cuore narrativo di Life Is Strange
La farfalla blu di Life Is Strange è un simbolo che chi ha giocato al primo capitolo della serie ricorda benissimo e che già nelle prime battute ci sbatte in faccia che il tema dell’intero videogioco è la Teoria del Caos.
Se all’inizio tutto questo è solamente intuibile, i fatti narrati tra il terzo e il quarto episodio di Life Is Strange ci fanno scoprire che le piccole scelte di Max hanno un peso enorme e che più prova a cambiare il futuro, più queste piccole scelte hanno un peso schiacciante. Questo è un esempio di come viene applicato l’effetto farfalla nello storytelling di Life Is Strange ma allo stesso tempo ci restituisce un’idea più profonda della nostra esistenza.
Forse la domanda che ci dovremmo porre è: perchè la vita sarebbe strana secondo Don’t Nod?
Per capire Life Is Strange, e forse le nostre vite, dobbiamo prima chiederci “cos’è il caos”. È strano da dire ma c’è pure della matematica dietro al caos, questa studia come dei sistemi governanti da equazioni precise possano mostrare una sensibilità esponenziale alle condizioni iniziale.
Detto in modo “potabile”: minime differenze nelle condizioni iniziali possono determinare traiettorie molto diverse nel lungo periodo. Tutto questo ha poi più senso se accettiamo di vivere in “sistemi non lineari” dove il risultato di un effetto non è proporzionale alla somma delle sue cause.
Per chiarire quello che sto scrivendo anche ai più ciechi razionalisti, voglio solo ricordare che il meteorologo e matematico statunitense Edward Lorenz intitolò una sua conferenza del 1972 con la domanda “Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?“. Uno scienziato “vero”, non uno “come me” insomma.
Lorenz, che già aveva utilizzato una metafora molto simile nel 1963 ma aveva messo un gabbiano come protagonista della frase, comunque stava riprendendo un concetto già espresso dal padre della scienza informatica e dell’intelligenza artificiale Alan Turing nel 1950. Turing un decennio prima scrisse che “lo scostamento in un dato istante di un elettrone per un miliardesimo di centimetro potrebbe fare la differenza, un anno più tardi, tra la morte o meno di un uomo a causa di una valanga”. Oltre ad essere più poetica, la farfalla usata da Lorenz fa due cose:
descrive il grafico del cosidetto “attrattore di Lorenz”;
provoca nelle nostre menti un’immagine che racconta come un piccolissimo battito di ali di un insetto possa avere effetti potenti nello spazio e nel tempo.
L’immagine che striscia nella nostra mente è di certo altrettanto potente, eppure come società occidentale siamo per certi versi ancorati a un qualche tipo di scientificità. Il grafico di Lorenz, che rappresenta lo studio di un sistema di tre equazioni differenziali non lineari per la convenzione atmosferica, è stato quindi uno dei casi fondativi della moderna teoria del caos. Una teoria che è tornata sotto l’attenzione di tutte e tutti anche grazie al saggio “Caos. La nascita di una nuova scienza” (1987) di James Gleick. Tutto bello, ma a cosa ci serve teorizzare il caos?
Capire che uno dei principi della vita è il caso ci aiuta a capire che molti sistemi reali come il clima, i mercati, i comportamenti della popolazione e l’agire delle organizzazioni sono sistemi complessi che hanno dei limiti di predicibilità. Tutt’oggi la teoria del Caos aiuta a modellare fenomeni fisici, analizzare serie temporali dei mercati finanziari, riepnsare modelli di gestione dei progetti o a studiare il mondo che ci circonda.
In parte lo abbiamo visto parlando dei Futures Studies, un campo dei studi in cui “il caos” viene analizzato con dei modelli concettuali (come il BANI e il VUCA) per districarsi nella complessità del mondo.
Nei Futures Studies si parla di “futuri” perchè nella realtà possiamo immaginare scenari multipli e predizioni non lineari riconoscendo che i piccoli cambiamenti e le piccole scelte possono determinare la direzione verso un futuro (o scenario) piuttosto che un altro. Caos e complessità sono quindi argomenti contro la pretesa di prevedere “un” futuro come se fossimo il Nostradamus di turno.
La teoria del caos e l’effetto farfalla sono utilizzati anche in psicologia, dove l’approccio non lineare serve a spiegare perché individui con storie simili possano essere molto diversi tra loro e perché piccoli interventi terapeutici o di contesto possano avere effetti significativi nel lungo periodo.
In questa prospettiva si modellano stati mentali o relazioni come sistemi dove variabili interne (emozioni, credenze) interagiscono in modo non lineare, producendo cambiamenti improvvisi che possiamo rappresentare con delle biforcazioni se paragoniamo due individui.
A livello più profondo tutto ciò ci racconta il passaggio da una visione meccanicistica, prevedibile, a una visione in cui ordine e disordine emergono da dinamiche complesse, mettendo in crisi l’idea di controllo totale e di causalità lineare.
La vita è quindi “strana” perchè è un “processo”. Non si può estirpare “l’umano” dall’esperienza di vita, altrimenti avremo tutte e tutti la stessa storia. Allo stesso modo, avendo “una vita diversa”, possiamo imparare molto ascoltando gli altri perchè ogni persona ha imparato a vivere il proprio caos.
Penso che in origine fosse proprio questo l’’invito degli sviluppatori di Life Is Strange: comprendere come le nostre vite siano gettate nel caos perchè proprio dal caos deriva la nostra unicità.
Ogni nostra certezza è fragile, può improvvisamente crollare e ogni decisione potenzialemente disastrosa genera in noi uno stato di ansia. Perché Sì, la relazione “causa-effetto” è una finzione scientifica per aiutarci a capire il mondo mentre nella realtà abbiamo relazioni “non-lineari” secondo cui le azioni possono essere enormemente sproporzionate rispetto alle premesse. Tutto questo ci lascia la sensazione che la realtà sia incomprensibile, una dannazione per una società che ha scelto di voler capire qualsisi cosa. Eppure, l’incomprensibilità non è altro che la mancanza di un informazione che ci può a capire e che non per forza deve essere misurabile.
Life Is Strange ci racconta tutto questo in un modo straziante. Tra il terzo e il quarto episodio Max sceglie di nascondere le chiavi del padre di Chloe in modo che non muoia in un’incidente d’auto. Una scelta piccola, un peso morale altissimo per chi si vuole prendere la responsabilità del proprio potere ma anche una conseguenza a cui assistiamo increduli. Se il padre rimanesse in vita, a pagare il prezzo più alto sarebbero l’intera famiglia e Chloe che rimarrebbe paralizzata a causa di un incidente d’auto.
L’effetto farfalla è determinante per tutta la storia di Max e Chloe, Life Is Strange ci porta a riflettere come ogni nostra scelta segue delle ragioni che non possiamo neanche percepire. Le cataloghiamo come strane solo perchè sono al di fuori della nostra comprensione o perchè non vanno come noi vogliamo. Max per tutto il gameplay di Life Is Strange non fa altro che giocare con il tempo per evitare di sacrificare chi ama. Eppure alla fine, qualsiasi sia la scelta, anche lei è destinata a sacrificare molto. Forse anche troppo.
L’insostenibile leggerezza delle scelte, la lezione di Life Is Strange
La farfalla è spesso usata come simbolo di trasformazione, un’idea che racconta il passaggio dallo stato di bruco a quello di “insetto volante” passando per la crisalide.
La stessa farfalla è un sistema di trasformazioni e, allo stesso tempo, il racconto di uno stato di fragilità permanente che trova la sua conclusione in brevissimo tempo (il falso culturale dice 24 ore!).
La lezione che ci lascia lo storytelling di Life Is Strange è racchiusa un pò nella simbologia della farfalla, nel suo essere e nei suoi effetti. In particolare l’effetto farfalla ci porta davanti alla rappresentazione delle due “facce” delle scelte: da una parte leggere e fragili, dall’altra pesanti e in grado di “generare trasformazione”. Qualcosa che in realtà ci aveva già raccontato Milan Kundera con “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.
Le scelte sono infatti leggerere perchè possiamo farle una sola volta e spesso le prendiamo con leggerenza. Tutte e tutti ci siamo trovati al supermercato e dover scegliere in quale cassa far la fila. Giustamente non starai li ogni volta a fare dei calcoli matematici per levarti il prima possibile. Eppure una volta scelsi la cassa con meno fila e mi trovai ad aspettare un’infinita di tempo perchè una famiglia ha pagato un centinanio di euro con delle monete.
Una scelta leggera e priva di significato, che ha effetti concreti e che non potrò mai rifare perchè cambieranno il contesto e le condizioni in cui potrò scegliere in quale cassa fare la fila.
Il paradosso dell’esistenza umana è anche tra le casse del supermercato, sono nella leggerezza delle scelte che non possiamo ripetere e che per questo stesso motivo possono essere insostenibili. Nella vita reale, non puoi tornare indietro e non abbiamo alcuna possibilità di capire se le nostre scelte sono giuste e sbagliate dato che non possiamo sperimentarle insieme ai loro effetti.
Se l’unicità delle scelte portano con sé la leggerezza, la loro pesantenzza è rappresentata dall’impegno e dalla responsabilità che proviamo a dargli. La costante leggerezza ci farebbe perdere di senso la nostra esistenza e alla lunga “il non senso” delle nostre scelte potrebbe essere insostenibile. Per questo con la nostra esistenza cerchiamo di costuire un senso attorno e sulle nostre scelte.
Data la transitorietà, l’irripetibilità e la stranezza delle nostre scelte cosa dovremmo scegliere? La pesantezza o la leggerezza?
Life Is Strange ruota attorno a un significato profondo delle scelte che non è da trovarsi nelle “possibilità di scelta” del gameplay (anche perché non è vasto come in Detroit: Become Human), ma nel loro peso specifico in tutta la storia.
Nel primo Life Is Strange è infatti centrale l’abilità di Max Caulfield di riavvolgere il tempo in ogni momento, portando ogni sua scelta a causare un diverso svolgimento degli eventi.
Mentre scegliamo all’interno di Life Is Strange, ogni scelta binaria ci rivela il vero carattere di Max o degli altri personaggi ma allo stesso tempo rivela il nostro stesso carattere. Scegliendo mettiamo in discussione, proviamo o riflettiamo sul nostro sistema valoriale tant’è che ci pentiamo, disgustiamo o gioiamo a seconda degli effetti che quella scelta ha.
Se la scelta è “leggera” perché è unica, la scelta ripetuta più e più volte grazie al potere di riavvolgere il tempo restituisce “peso” alle scelte stesse. Il potere di Max è sia un dono, sia una maledizione.
Nel corso della storia la vediamo soffrire, e spesso soffriamo noi con lei, mentre effettua più volte una scelta con il tentativo di proteggere chi ama salvo poi finire per distruggere tutto o fare male a qualcuno. Più sceglie, più vede le possibili conseguenze, più il peso dell’ansia di quello che potrebbe accadere dopo una sua scelta aumenta. Di riflesso più aumenta il peso della scelta e più aumenta la responsabilità che deve assumersi Max nel prendere una o l’altra scelta, semplicemente perchè ne diventa consapevole grazie al suo potere.
D’altronde una scelta fatta quando non c’è nulla in gioco ha poco significato, più è grande la pressione e rischiosa la scelta e più è profonda la rivelazione della natura stessa di chi compie la scelta. Ma ciò presume che noi sappiamo quale sia la posta in gioco.
Max Caufield durante Life Is Strange fa diverse scelte, più o meno importanti e più o meno consapevoli, come denunciare o meno Nathan al preside, intervenire per aiutare Kate o prendersi la colpa per l’erba trovata in camera di Chloe.
Nel fare queste scelte però sappiamo molto tardi quali sono le conseguenze e non sappiamo quali siano irrimediabili perchè il potere di Max non è illimitato. Può tornare indietro per qualche minuto o se è presente una foto di un momento a cui può tornare indietro.
Talvolta però il potere smette di funzionare perché logora Max, facendole aumentare lo stato di ansietà per quella scelta per la consapevolezza di non poter tornare indietro come nel caso di Kate Marsh che vuole buttarsi dal terrazzo della scuola a causa di uno specifico bullo.
Sono tutti eventi legati al tema delle scelte, di quelle che facciamo o non facciamo, del peso che gli attribuiamo e della consapevolezza che abbiamo sulla loro unicità. Attraverso dettagli e non detti, Don’t Nod ci porta in una Arcadia Bay che sembra allo stesso tempo contemporanea e cristallizzata in un tempo lontano in una narrazione dove “conta più il viaggio che la destinazione”.
Un viaggio in cui il tema della scelta ci fa scontrare con l’attualità dei femminicidi, della violenza sulle donne e del bullismo. Mi dirai, cosa c’entra questo con la crisi climatica?
La crisi climatica è una questione di scelte. Scegliamo il futuro che vogliamo vedere realizziato, scegliamo il sistema e le logiche di un sistema che ci sta portando verso un baratro e scegliamo il tipo di società che vogliamo durante e dopo la crisi climatica. Scegliamo anche che tipo di mondo e storia da raccontare lasceremo alle generazioni future.
Life Is Strange è stato uno dei primi giochi ad essere accostato ai cambiamenti climatici grazie alla metafora dell’uragano che si abbatte su Arcadia Bay. Anzi Max Caulfield alla fine della storia si trova ad affrontare un vero dilemma morale, la “vera scelta” tra due situazioni inconciliabili che determinano su chi si abbatterà quell’uragano.
Max non può tornare indietro, anche se vuole la salvezza di chi ama e la salvezza di migliaia di persone è costretta a scegliere una delle due. Una scelta pesante che rivela uno dei dilemmi più complessi della nostra umanità e del mondo in cui viviamo. La crisi davanti a quella scelta non è solo di Max Caulfield ma anche di noi che videogiochiamo: sceglieresti il benessere di chi conosci a discapito di altre persone o sceglieresti la collettività? e se la scegliere la persona che ami la mettesse comunque in pericolo?
Ecco perchè credo che Life Is Strange un tempo è stato capace di avere un impatto delicatamente potente.
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