Vogliamo futuro: quando i Millenials progettano la politica
In questa Lettera facciamo una chiacchierata con Francesco Tornaboni, autore di “Vogliamo Futuro”
Quando ho iniziato a scrivere le Lettere nella crisi climatica, l’obiettivo era quello di mettere in circolo delle idee e dei punti di vista su cui poter tornare a parlare. Per questo è stato naturale pensare a un’intervista quando mi ha contattato Francesco Tornaboni, autore del libro “Vogliamo Futuro”.
In questa lettera troverai quindi un estratto della nostra conversazione in cui parliamo di futuro in un contesto in cui i Partiti sembrano aver smesso di fare politica, riducendo la Democrazia italiana a un “caso clinico”.
La società nella crisi climatica è un fenomeno sistemico, complesso e dinamico che interseca dimensioni ecologiche, economiche, sociali, culturali e politiche. Per non perderci in questa complessità dobbiamo esplorarla insieme rimettendoci in dialogo. Quindi puoi scrivermi se hai voglia di fare una chiacchierata su una tua iniziativa, qualcosa che hai creato o su uno dei temi di queste lettere.
Vogliamo Futuro, un libro di proposte concrete quando la politica smette di immaginare
Francesco Tornaboni è originario della provincia della Spezia, dell’entroterra ligure dove ci sarebbe bisogno di fare una politica concreta e dove ha iniziato a fare politica quando aveva 16 anni. Erano gli inizi degli anni 2000, ancora si potevano immaginare numerosi futuri possibili, e Tornaboni ha contribuito alla storia di Rifondazione Comunista, Esse Blog (il blog di Sinistra e non il magazine di Antonio Dikele dove si parla di Hip-Pop!) e uno dei co-fondatori della pagina di satira online “Il Vetero”.
La vita fa i suoi giri e progressivamente si è allontanato da una politica che è diventata “soap opera” per concentrarsi sulla gestione di progetti complessi nel mondo IT e della comunicazione. Tornaboni lavorando come Project Manager ha però iniziato a comprendere la distanza tra la politica e la realtà, tra come la prima pensa a ipotetiche soluzioni mentre il mondo reale risponde ai problemi dando vita a soluzioni concrete e ingegnandosi a farle funzionare.
Con la Pandemia Francesco ha tentato di colmare questo divario e a prendere appunti, giorno dopo giorno, sulle possibili soluzioni ai problemi del nostro Paese. Alla fine del 2025 è arrivato ad avere “Vogliamo Futuro“, un libro che contiene oltre 300 pagine di proposte strutturate come un progetto. Una reazione all’immobilismo della politica italiana. Da qui è iniziata la mia conversazione con Francesco Tornaboni.
La certezza dell’assenza, per le giovani generazioni non c’è futuro
RMB: Ogni giorno spuntano parole per descrivere le crisi che viviamo e che le nostre generazioni conoscono fin troppo bene. Se fino a poco tempo fa era in trend la parola “policrisi”, recentemente ho intercettato “metacrisi” o “permacrisi”. In quanto Millennial, qual è la paura più grande rispetto al futuro?
FT: Sono nato nel 1987, posso definirmi come un “Millennial puro” collocato all’esatta metà di questa generazione. Ho fatto in tempo a ricordarmi come era prima ed è anche l’incipit di Vogliamo Futuro. Credo che i Millennials, la Gen Z e ancor di più la Generazione Alfa abbiano smesso di aver paura del futuro perché hanno la certezza che un futuro non esiste. Quando avevo sedici anni, in un periodo di piena globalizzazione, ancora si discuteva di tanti futuri possibili. Se oggi chiedi a un sedicenne cosa immagina tra dieci anni ti risponde “nulla”.
È una prospettiva totalmente diversa da quella dei nostri genitori. All’età che ho oggi mio padre aveva una casa, un’auto e due figli. Nessuno metteva in dubbio che con un lavoro a tempo indeterminato sarebbe arrivato a fine mese. Invece i Millennials rischiano di doversi mettere a un tavolo al primo piccolo imprevisto per fare i conti e capire se arrivano a fine mese. Questo anche se si è in due con un buon lavoro a Milano, due lauree e quindici anni di esperienza alle spalle. È semplicemente follia! Il sintomo di uno Stato che non funziona. Non mi stupisco se poi la risposta dei più giovani all’assenza di futuro sia “prendi tutto quello che puoi adesso”. È istinto di sopravvivenza dato che un domani non potranno costruirsi una vita.
Vogliamo futuro è il desiderio di accendere un fiammifero
RMB: “Futuri possibili” o “desiderabili” sono parole molto utilizzate nei Futures Studies per descrivere un lavoro di immaginazione utile a capire dove vogliamo andare e come arrivarci. Penso che Vogliamo Futuro sia un libro che cerca di tracciare la direzione verso un’idea di futuro. Come è nato questo libro e qual è il desiderio che muove la pubblicazione?
FT: Il desiderio è quello di accendere un fiammifero per spingere gli altri a pensare a qualcosa in maniera strutturata. La mia idea è quella di partire da una proposta concreta per capire se si può fare, in uno, cinque o dieci anni e solo dopo interrogarsi se sia di destra o di sinistra. Se ragioniamo solo di massimi sistemi non andiamo da nessuna parte e non faremo altro che vedere dei giochi al ribasso anche nelle proposte a Sinistra. Ad esempio se sostengo l’introduzione del Salario minimo non può iniziare un’asta al ribasso su quanti euro l’ora dare senza manco chiederci quanto serve realmente a una persona per campare. Questo senza tenere in conto che 700€ al mese hanno un peso diverso se guadagnati a Milano o a Palermo. Quello che cerco di dire è che stiamo assistendo a un errore di metodo nella politica italiana.
Un nuovo bicameralismo per affrontare la questione generazionale
RMB: È un fatto che Millennials e Gen Z siano state travolte dai cambiamenti innescati dalla caduta del Muro di Berlino e dall’attentato alle Torri Gemelle, senza contare le crisi che ormai nascono una volta a settimana. Il contesto in cui viviamo cambia a una velocità impressionante, paghiamo quegli errori di metodo di cui parlavi e allo stesso tempo non abbiamo possibilità di rappresentare efficacemente i nostri interessi. Quale può essere una proposta?
FT: In “Vogliamo Futuro” propongo il “Bicameralismo generazionale”.
Può sembrare un’idea assurda, eppure i Padri costituenti avevano già pensato a due camere elette con criteri di età diversi. Prima della riforma del 2021 l’età minima per votare il Senato era di 25 anni, mentre la possibilità di essere eletti è aperta a chi ha compiuto 40 anni. Avevano previsto dei limiti minimi ma non massimi.
La mia proposta è quella di rendere la Camera dei Deputati come la sede di rappresentanza delle generazioni più giovani, con persone tra i 18 e i 50 anni che votano dei rappresentanti tra i 21 e i 50 anni, e far tornare il Senato ad essere il luogo delle generazioni più mature, quindi con over-51 che votano rappresentati tra i 51 e gli 80 anni.
Senza la previsione di questi limiti cosa è successo? Dall’inizio della storia repubblicana le generazioni più giovani sono state espulse dalla politica. I Boomers sono arrivati giovani al potere e hanno fatto di tutto per mantenere la propria posizione escludendo rappresentanti della Generazione X.
Paradossalmente ci è voluto Renzi che ha iniziato a parlare di “rottamazione” per segnalare che la Generazione X non trovava espressione in Parlamento. Nel frattempo però la Generazione X è invecchiata, ha raggiunto ruoli di potere e sta facendo la stessa cosa dei Boomers per mantenere la posizione. Se ci metti poi che la bilancia demografica è fortemente squilibrata verso gli anziani, capisci che ci sarà maggiore opportunità politica a soddisfare solo determinate generazioni.
È matematica, Boomers e Gen X costituiscono il 60% dell’elettorato ma così il Paese si ferma. Con il bicameralismo generazionale la politica sarebbe costretta a dover mediare tra diverse generazioni.
Ripensare il ruolo delle aree interne in una nuova idea di futuro
RMB: Oltre a quella generazionale, l’Italia potrebbe essere divisa sulla base delle numerose disuguaglianze che l’attraversano. Tu provieni dall’entroterra ligure e anche in questo caso ci sono parole come “aree interne”, “aree rurali” o “terre alte” per descrivere determinati territori. Per l’idea di futuro che tracci nel libro, qual è il ruolo che queste aree possono rivestire?
FT: Prima di tutto sono convinto che tantissime aree sono spopolate perché non hanno servizi. Vengo dall’entroterra ligure e in questi termini non c’è nulla se non tanti piccoli comuni che tirano a campare pur provando a costruire qualcosa. Eppure fanno un’enorme fatica perché i giovani se ne vanno o, peggio, vanno a fare l’università fuori e non tornano. È un’emorragia di persone, di idee, di investimenti e innovazione che non tornano indietro.
Questa situazione non si risolve per magia, dobbiamo ripensare il territorio con intelligenza e cogliendo le sue particolarità. Una zona può diventare abitativa per chi lavora da remoto? perché no? Basta magari portare almeno i servizi e la fibra ottica.
Anche il turismo può essere una soluzione ma non tutti i territori possono avere una vocazione per il turismo di massa. Pensa alle Cinque Terre in Liguria, bellissime e in un fazzoletto di terra. Soltanto che qualcuno ha avuto la brillante idea di aprire un terminal crocieristico a La Spezia per scaricare migliaia di turisti al giorno. Poi magari a cinquanta chilometri di distanza ci sono spiagge grandi e vuote perché semplicemente non sono collegate. Per fare questo però serve uno stato in grado di pianificare, progettare, costruire e far si che tutto funzioni.
L’Italia, una democrazia moribonda con Partiti senza memoria
RMB: In “Vogliamo Futuro” c’è una affermazione che ho apprezzato: “La politica non è morta, è stata abbandonata”. Penso che sia anche il sintomo del partitismo che ha assorbito il concetto stesso di “fare politica”. Il problema però è che molta della politica oggi passa dalle dinamiche di potere interne ai partiti. Nel libro affermi che i partiti ormai sono scollati dalla propria comunità di riferimento e ciò porta a una crisi della partecipazione con il relativo aumento dell’astensionismo. Cosa si è rotto secondo te?
FT: Abbiamo perso il concetto di base di quello che dovrebbe fare la politica: progettazione del futuro, non gestione dell’esistente. La memoria storica di un partito serve proprio a questo — a fondare una prospettiva di futuro su solide radici ideologiche. Alcuni fonderanno un partito per l’Italia socialista, altri per l’Italia liberista o cattolica. Va benissimo: ognuno propone una visione coerente alla popolazione. Poi si va al voto e il parlamento rispecchia il peso di queste diverse prospettive
Oggi però non è così e la situazione a Sinistra è desolante. Se tu negli anni ‘50 chiedevi a un comunista quale fosse l’obiettivo nel 2050, lui ti avrebbe risposto “la rivoluzione socialista”. Se tu chiedi a un qualsiasi partito di oggi qual è l’obiettivo per il 2027 non te lo saprà dire. I partiti di sinistra hanno perso l’ideologia e hanno perso sia le idee sia il metodo per realizzarle. Oramai sono concentrati su quale prodotto candidare sul mercato e venderlo all’elettore-consumatore. Ora stanno dibattendo se è più efficace presentare il modello dell’”avvocato in doppio petto serioso”, l’attivista di rottura” o il “sindaco rassicurante che sa comunicare”. Ma nessuno sta parlando di quale idea di futuro vogliamo proporre, dove vogliamo portare l’Italia.
A Destra la situazione non è tanto migliore però hanno un’ideologia di riferimento, gli basta ogni tanto rispolverare il programma di Mussolini anche se non hanno idea di come farlo funzionare. Stiamo pur sempre parlando di quelli che promettono di fermare l’immigrazione costruendo muri attorno all’Italia o di fare il blocco navale. Ma l’hanno mai vista una cartina? Eppure nessuno gli dice che non si può fare, anzi c’è chi li sostiene. Mentre a Milano la Sinistra discute su chi deve correre per la carica di Sindaco, la Destra ha organizzato davanti al Duomo la propria conferenza sulla remigrazione. Sarà il segnale di qualcosa?
Personalmente credo che la Democrazia Italiana sia moribonda. Non credo che manchi così tanto al momento in cui l’Italia sarà pronta per un nuovo regime. Se non troviamo una nuova direzione, se non ci diamo un metodo e se non partiamo dalle proposte concrete, presto scivoliamo verso una direzione nota. Scivoliamo in regimi autoritari che non saranno più quelli della camicia nera, del Fez o di quei momenti passati a cantare “Faccetta Nera”. Sarà qualcosa di diverso ma di cui abbiamo avuto un assaggio già con Orban in Ungheria e Trump negli Stati uniti.
Magari nessuno ti dirà che non puoi più avere il tuo giornale di riferimento ma il giornalista si fermerà molto prima di diventare scomodo per il potere perché avrà paura delle ritorsioni. Al nuovo autoritarismo non servirà più andarlo a prendere di notte e lasciarlo in un fosso.
I prossimi passi di Vogliamo Futuro, una comunità di idee
Francesco Tornaboni mi ha dato modo di entrare in dialogo e di farmi leggere le proposte contenute in Vogliamo Futuro. Quello che posso dire di aver capito durante questa conversazione è che non si tratta di un “manifesto” per i partiti tradizionali. Lo stesso autore mi ha detto che in Italia probabilmente un partito che possa accogliere queste proposte non esiste. Ma alla fine non credo neanche che sia questo il punto.
Ognuno di noi può sfogliare le proposte di Vogliamo Futuro e trovarsi più o meno distante. È naturale, altrimenti saremmo dei cloni con il solo bisogno di manutenzione ogni tanto, mica di capire dove indirizzare il nostro futuro. Anche per questo Francesco Tornaboni sta usando Substack, dove pubblica estratti gratuiti del libro, aggiornamenti e approfondimenti. Non per fare autopromozione ma per estendere il ragionamento del libro, approfondire le proposte e costruire un dibattito che vada nel merito.
Vogliamo futuro nasce dal desiderio di fare qualcosa per vedere finalmente funzionare bene il Paese in cui si è nati. D’altronde penso che la società nella crisi climatica non ha perso il futuro, quello è ancora lì da qualche parte. Siamo noi che abbiamo perso la voglia di progettarlo, di immaginarlo e di confrontarci su cosa è meglio o peggio per la nostra comunità.
Non dimenticare di supportare Lettere nella crisi climatica! Ogni cuoricino, condivisione e segnalazione ad un amica o un amico permette a questo progetto di crescere. Se anche tu come Francesco vuoi entrare in conversazione con me, non esitare a scrivermi :)






