Come le IA possono ripensare la partecipazione democratica di chi affronta barriere linguistiche
A Bologna inizia il test di un'app basata sulle Intelligenze Artificiali per migliorare l'accessibilità dei processi decisionali
Un processo deliberativo, unico nel suo genere, sperimenterà tecnologie basate sulle Intelligenze Artificiali per migliorare la partecipazione di chi affronta le barriere linguistiche.
Il 21 febbraio 2026, nell’ambito del progetto di ricerca europeo iDEM - Innovative and Inclusive Democratic Spaces for Deliberation and Participation, a Bologna ha preso avvio il caso d’uso italiano che coinvolge persone con disabilità intellettive e persone con diverse origini linguistiche in sei incontri di confronto e proposta che hanno lo scopo di elaborare delle raccomandazioni da presentare al Comune per rendere più accessibili le Assemblee civiche delle Case di Quartiere.
Questo processo deliberativo è realizzato da ActionAid Italia, Anffas Nazionale, Anffas Bologna e Cooperativa Sociale Bologna Integrazione con il supporto del Comune di Bologna e avrà modo di riflettere su nuove forme di partecipazione democratica utili a cambiare prospettive sulle democrazie contemporanee nella speranza di rendere gli spazi decisionali realmente accessibili a chi troppo spesso ne resta escluso.
Nel caso della nostra community delle Lettere nella crisi climatica è invece una scusa per fare le nostre solite riflessioni e continuare l’esplorazione.
Cosa intende fare il caso d’uso di iDEM a Bologna
Iniziando dal principio, il caso d’uso di iDEM che si tiene a Bologna è quello che solitamente identifichiamo come un’esperienza deliberativa “dal basso” (o bottom-up), ossia promossa dalle organizzazioni della società civile con l’intento di portare i bisogni e le aspirazioni dei territori alle pubbliche amministrazioni.
Ne abbiamo parlato diffusamente in diverse Lettere, però possiamo ricordare che l’importanza di queste esperienze sta nel rendere protagoniste le persone in modo che le politiche pubbliche possano essere più vicine ad esse e rispondere adeguatamente ai loro bisogni. Il problema però è che non tutte e tutti siamo messi nella condizione di poter partecipare e le persone escluse risultano essere ancora troppe.
Sempre per darci qualche coordinata condivisa, rientriamo nell’ambito dei “metodi” della democrazia deliberativa, quindi quei metodi che sono costituiti un insieme organico di regole e principi che facilitano la partecipazione delle persone in un ruolo attivo di costruzione di decisioni di rilevanza pubblica e che si basa su un confronto argomentato tra opinioni. Quindi i processi deliberativi devono essere “dialogici” creando una comunicazione interpersonale tra chi partecipa, informati grazie all’ascolto di diversi punti di vista e deliberativi nel senso che si valutano i pro e i contro dell’oggetto discusso.
Nel caso del progetto iDEM a Bologna verranno coinvolte attivamente persone con disabilità intellettive e individui con diverse origini linguistiche accomunate dal fatto che possono essere escluse dalla mancata accessibilità alle informazioni e, quindi, maggiormente a rischio di veder pregiudicato il proprio diritto a partecipare ai processi decisionali.
Sta qui la possibile rivoluzione a cui può contribuire progetto iDEM, durante i sei incontri le persone selezionate per partecipare testeranno il prototipo di un’applicazione basata sulle Intelligenze Artificiali e sul Natural Language Processing (NLP). Questa tecnologia, grazie alle Intelligenze Artificiali, si propone di trasformare documenti burocratici e complessi in versioni facili da leggere e comprendere.
Se ti sembra poco, pensa a quante cose possiamo avere più o meno accesso solo perché ne abbiamo o capiamo quell’informazione.
Ad esempio, tu sai parlare il giapponese? Ovviamente se qualcuno ti parla in giapponese ma tu non lo hai mai studiato magari avrai difficoltà a capire le indicazioni per la farmacia più vicina di cui potresti aver bisogno. Oltre allo sconforto per non capire cosa ti sta dicendo e all’ansia da pericolo che potrebbe salire in una situazione di questo genere, vedresti più lontana la possibilità di realizzare il tuo diritto alla salute.
Ecco con questo esempio un po’ sciocco puoi capire cosa si intende per “barriere linguistiche” e come queste, ostacolando il diritto all’informazione, abbiamo degli effetti sul godimento di molteplici diritti.
Con il progetto iDEM a Bologna si mettono al centro del percorso deliberativo le persone che affrontano le barriere linguistiche per sperimentare tecnologie e strategie per rendere la democrazia più inclusiva. Allo stesso tempo saranno loro stessi, supportati dalle organizzazioni coinvolte, a elaborare delle raccomandazioni da presentare al Comune per rendere più accessibili le Assemblee civiche delle Case di Quartiere.
L’esperienza di iDEM a Las Rozas nella comunità autonoma di Madrid
Quello di Bologna non è un caso isolato e segue le orme di quanto già realizzato a Las Rozas in Spagna, dove si è tenuto il primo caso d’uso realizzato da Fundación Cibervoluntarios e Plena Inclusión Madrid, in collaborazione con il Comune e Las Rozas Innova.
Il caso d’uso di Las Rozas si è concluso il 17 febbraio 2026 e ha testato un modello di partecipazione “dall’alto” (o meglio, top-down) in cui è stata l’amministrazione a proporre e sostenere il processo deliberativo. Qui un gruppo di persone più anziane, persone con diverse origini linguistiche e persone con disabilità intellettiva hanno lavorato per arrivare a presentare al Consiglio comunale 11 raccomandazioni.
Queste proposte mirano a migliorare la chiarezza del linguaggio amministrativo, garantire informazioni multilingue e rendere i servizi digitali realmente comprensibili per tutti i residenti. Dopo i casi d’uso di Las Rosas e Bologna, si terranno altri due processi deliberativi del progetto iDEM a Barcellona e a Malta in cui si sperimenteranno questi servizi basati sulle intelligenze artificiali. La coralità di questi casi d’uso permette di raccogliere “prove” da contesti e situazioni diverse per cambiare il modo in cui concepiamo le democrazia contemporanee.
Le Intelligenze Artificiali possono rendere le democrazie più accessibili?
Le sperimentazioni come quelle di Bologna e Madrid che stanno avvenendo grazie al progetto iDEM ci chiedono di riflettere sullo stato di salute delle nostre democrazie, soprattutto in un epoca influenzata dalla rivoluzione delle Intelligenze Artificiali.
Ad oggi le barriere linguistiche rappresentano un limite concreto alla capacità delle democrazie di raccogliere la voce di tutte e tutti. Solo in Europa circa 6 milioni di persone hanno difficoltà di lettura, scrittura e comprensione che limitano la piena partecipazione alla vita pubblica; nel mondo la stima supera i 90 milioni.
Abbattere queste barriere può aiutare nel raggiungere una partecipazione più ricca e diversificata, assicurando che i processi decisionali siano informati da prospettive e necessità reali. Oltre a questo, includere chi solitamente viene messo al margine del potere può colmare il divario di sfiducia ormai enorme tra pubbliche amministrazioni, cittadini e cittadine.
Tra gli aspetti importanti da non sottovalutare vi è quello della democratizzazione del potere. Espandere lo spazio pubblico di decisione includendo quanto più persone possibile non fa altro che rendere il potere più diffuso in modo che ognuno possa effettivamente sentirsi nella posizione di poter curare il proprio territorio.
Allo stesso modo anche lo stesso esercizio del potere che ogni persona ha diventa più reale. Rendere più comprensibili le informazioni che motivano una o l’altra decisione permette di scegliere consapevolmente. In altre parole, la decisione pubblica passa da essere un privilegio di chi domina i linguaggi tecnici o è estremamente esperto sul tema a un diritto di tutte e tutti.
Quando parliamo di Intelligenze Artificiali ci soffermiamo solamente sull’aspetto di generazione di contenuti e di come stiano omogeneizzando il nostro modo di vivere i social. Eppure alla fine questo non è un modo intelligente di usare queste tecnologie .
Le intelligenze Artificiali sono molto di più ed effettivamente possono supportarci nel raggiungere la società che immaginiamo. Magari possono essere un ausilio alle nostre attività e non un qualcosa che deve fare le cose al posto nostro o che deve rubare la nostra creatività per rinsaldare la posizione di potere di qualcun altro. Insomma, come sempre non dobbiamo perdere di vista il fattore umano dietro alle intelligenze artificiali.
La domanda ovviamente è ancora aperta. Oltre a dover vedere il risultato di queste sperimentazioni, la sfida sta nel capire come mettere al servizio delle nostre società questi dispositivi tecnologici. Anche qui dovremmo parlare di distribuzione di potere: a determinare il futuro delle Intelligenze Artificiali saranno i suoi architetti o si allargherà il campo degli attori coinvolti nello sviluppo e nell’immaginazione di questo strumenti anche grazie a progetti finanziati dall’Unione europea come iDEM?
Andare oltre l’abilismo delle società nella crisi climatica
Il Takeaway di questa Lettera nella crisi climatica non vuole concentrare tutto sul futuro delle Intelligenze Artificiali ma, come sempre (almeno spero), vuole ri-focalizzare il centro del discorso su di noi e il potere che abbiamo.
Una delle caratteristiche delle società nella crisi climatica è quello di creare gli “standard” in modo che al di sopra di quello standard tutto possa essere “merito”, “performance” o anche solo meritevole di attenzione.
Connesso a questo penso che vi sia l’abilismo con cui ancora ci dobbiamo confrontare al giorno d’oggi. L’abilismo non è altro che una forma di discriminazione sistemica che presuppone che tutti i corpi e le menti funzionino secondo uno “standard” con cui considerare chi è abile o “normale”, di fatto escludendo o svalutando chi ha capacità diverse. Facendo così non si fa altro che spostare la “colpa” dalla società alla persona.
Per farti capire meglio cosa intendo dire ti basta pensare che in inglese si usa anche la parola “disabled”, possiamo tradurla in italiano con “disabilitato”. Quindi in questo caso è il contesto che rende la persona “disabilitata” e la responsabilità è di chi detiene il potere decisionale di rendere quel contesto più o meno adeguato alle persone.
Ad esempio una persona con disabilità motorie che usa la carrozzina avrà una maggiore autonomia se si costruiscono delle rampe invece che lasciare barriere architettoniche ovunque. No?
Allo stesso modo il progetto iDEM ci invita un pò a ripensare anche ad altre “barriere invisibili” che potrebbero avere natura abilista.
Altro esempio banalotto. Alcune persone usano un linguaggio volutamente pomposo, tecnico o burocratico per sembrare più “colte” presupponendo che l’altro debba avere delle competenze cognitive e linguistiche di un certo tipo per poterlo comprendere ed essere ritenute “al suo livello”. Ma se questa cosa ci dà fastidio quando accade tra esseri umani perché dovremmo accettare quando le amministrazioni pubbliche utilizzano linguaggi eccessivamente burocratici? Perché dovremmo ignorare le complessità di ogni singolo essere umano?
Purtroppo però le barriere alla partecipazione democratica sono molteplici e spesso interconnesse. Oltre alla complessità del linguaggio o la mancanza di formati accessibili da leggere e comprendere, le stesse persone potrebbero dover affrontare barriere fisiche, sociali, economiche, legami e digitali. Senza contare che pregiudizi come l’abilismo o il razzismo non fanno altro che ritenere le persone incapaci di decidere per se stesse, di conseguenza vengono escluse dal potere decisionale e le strutture politiche e sociali continuano a riprodurre sistemi discriminatori.
Ed eccoci qui, siamo arrivate al punto in cui volevo arrivare.
Per comprendere al meglio la società nella crisi climatica serve una lettura intersezionale, ossia quella lente che ci permette di comprendere come le diverse identità, condizioni e caratteristiche di una persona si sovrappongano e interagiscano tra loro, spesso rivelando forme molteplici e interconnesse di discriminazione e privilegio. Nel contesto della partecipazione democratica, questo approccio non si limita a sommare diverse difficoltà che una persona incontra, ma analizza come la loro combinazione crei nuove e specifiche dinamiche di esclusione che non sarebbero visibili analizzando i singoli elementi separatamente.
Forse ti aspettavi qualcosa in più ma spero che questo takeaway ti abbia in qualche modo soddisfatta, per tutto il resto continuiamo la conversazione nella sezione commenti! Ah, se vuoi sapere di più sul progetto iDEM ti consiglio di seguire la loro newsletter ;)




